«Ho visto chi ha lanciato il masso dal cavalcavia»

Emanuela Ronzitti

da Roma

Spunta la sagoma di uno spettro dal cavalcavia di Cassino da dove è avvenuto il «lancio mortale» per l’operaio torinese Natale Gioffrè. In realtà, è qualcosa di più di una banale immagine sfocata che, all’ombra della notte nel basso Frusinate, si agitava intorno all’1 e 30 dal ponte 439.
«Una persona dall’aspetto giovanile» è la prima figura sbiadita che è riemersa nella memoria di un automobilista in transito sull’autostrada del Sole in direzione Sud, una manciata di minuti prima della fatale tragedia. Ma la descrizione, con il passare delle ore, nella mente del super testimone ventenne e residente ad Aosta, si è arricchita di ulteriori dettagli. L’uomo infatti, dopo aver appreso dalla stampa che l’incidente mortale sull’A1 era avvenuto proprio nel punto in cui la notte del 13 agosto il suo sguardo era stato catturato da una presenza sul cavalcavia, ha messo a fuoco quell’ombra e ne ha ricostruito a grandi linee l’identikit. Quella di un ragazzo con addosso una maglietta chiara, di colore giallo, con un paio di occhiali da vista e un taglio di capelli moderno. Ma alla descrizione si è poi aggiunto un altro tassello. La presenza di alcuni detriti sull’asfalto dell’autostrada. L’uomo, che avrebbe raccontato l’episodio agli agenti del commissariato di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria, al momento si trova ancora in vacanza in Calabria, ma la prossima settimana di ritorno dal Sud farà tappa a Cassino per essere ascoltato dagli inquirenti di zona. «Intendiamo sentirlo», ha riferito il sostituto procuratore della repubblica di Cassino Carlo Morra «per verificare alcuni dati importanti». E poi ha abbassato il tiro: «Sicuramente il testimone non potrà conoscere la persona che si trovava sul ponte ma l’indicazione dell’ora è per noi già utile». Tuttavia non è da escludere che quella giovane sagoma che si sarebbe intravista dal cavalcavia intorno all’1 e 30 era forse in anticipo rispetto all’ora stabilita dal branco per «l’appuntamento» con la morte. Il dubbio è rimasto anche agli inquirenti che l’altroieri sera, per controllare la veridicità della testimonianza, avrebbero dovuto testare il raggio di visibilità dall’autostrada al cavalcavia (l’operazione è stata rinviata). «Naturalmente» ha poi aggiunto il giudice «questa testimonianza non risolve il caso ma ci permette di lavorare verso una direzione precisa». Il lavoro degli inquirenti prosegue senza sosta, al vaglio del pool ora anche la prima parte dei tabulati del traffico telefonico di quella notte intorno alla zona di Piedimonte San Germano. Una rosa di dettagli intessuti a dovere che potrebbe regalare i nomi dei teppisti. Intanto il sostituto procuratore continua a perseguire una linea cauta e smentisce le accuse rivolte «da un minorenne a persone più adulte». Anzi, frena: «Sospetti non ce ne sono».
Non si sono ancora diradate invece le nubi intorno all’alibi dei cinque ragazzi che avrebbero trascorso la serata della tragedia ad una partita di calcetto. Secondo gli organizzatori, la partita sarebbe terminata intorno all’una con la premiazione e un rinfresco nella piscina comunale di Piedimonte. Poi dei cinque non si sa più nulla, anche se c’è chi sostiene di aver concluso la serata ad una festa.
Infine, in serata, la notizia dell’ennesimo atto emulativo. Tre minorenni a Palermo sono stati fermati dalla polizia mentre lanciavano componenti di un divano da un cavalcavia in viale Regione Siciliana. Due giorni fa degli automobilisti hanno segnalato alla polizia lanci di cartoni sulla Genova-Savona all’altezza di Albissola. Gli agenti non hanno trovato però alcun oggetto sulla carreggiata.