Ho visto cose che voi genoani non immaginate

(...) Vialli e Mancini, ancora ragazzini, alla conquista della prima Coppa Italia. Ho visto un giocatore alto poco più di una mela prendere il Toro per le corna, entrare, dribblare e metterla nel sette per regalarci il secondo titolo. Ho visto una squadra che, verginella in Europa, ha sfidato la grandi corazzate per piegarsi solo nella battaglia finale al Barcellona. Ho visto quella stessa squadra, sfiancata da una guerra durata una stagione, stendere il Napoli di Maradona per regalarci il terzo trofeo. Ho visto tanti giocatori arrivare sconosciuti e andarsene come campioni. Ho visto i Bibini tornare in serie A con la promessa di stenderci alla prima occasione, ma ai primi due tentativi sono tornati a casa piangenti sotto i colpi dei nostri artiglieri. Ho visto Briegel, Vierchowod, Casagrande, Pellegrini. Ho esultato ai gol di Vialli, Mancini, Francis ma anche a quelli di «rovescia» Pino Lorenzo e Loris Pradella.
Ho visto una matricola diventare una regina. Tra gli applausi per l'Europa, simpatica anche se cominciava a vincere troppo. Ho vissuto una stagione che hai voglia di «Anfield Road»! Una cavalcata lunga trentaquattro partite, iniziata in casa con il Cesena, finita a Roma con la Lazio. All'inizio avevamo un brasiliano «doc» alla fine ce lo siamo ritrovato biondo. Ho visto battere il Milan di Sacchi a colpi di samba, umiliare l'Inter del Trap in dieci contro undici. Ho visto il 5 maggio, a Milano, Dossena, Vialli e Pagliuca. Ho visto il tricolore su Genova, la Supercoppa. Ho visto «Wembley» quella coppa con le orecchie sfiorate per un soffio. Ho sentito parlare di fine della Sampdoria proprio sul più bello: di Agnelli pronto a rilevare la società per scioglierla nella Juventus e portare a Torino tutti i nostri gioielli. Ho vissuto con il mito di un uomo che questa squadra l'ha presa in B e l'ha portata in finale di coppa Campioni. Poi Vialli che se ne va e con lui tanti fenomeni. Ho visto Corini, Zanini, Bertarelli, poi quella stagione gloriosa con Gullit, Jugovic, Platt e Mancini e la quarta coppa Italia. Ho visto Bologna, Trentalange (quello l'ho visto da lontano, altrimenti...): la serie B. Ventura, Cagni, Bellotto, Dionigi, Luiso e Tano Vasari che ci sembravano degli idoli.
Ho visto Mirko Conte salvarci dalla C. Garrone, Marotta, Novellino, l'anno della seria A, dei Tre su tre, del «Doria in A, Genoa in C, il paradiso lo immagino così». Il ritorno in Europa, il quarto posto sfiorato, un pubblico rinato. Ora vedo Cassano, Pazzini una finale e un futuro. Caro Diego, dopo tutto questo (a proposito, nel frattempo per voi «zeru tituli») perché stasera ci dovreste spaventare?