«Ho visto le molotov per terra alla Diaz»

Non sono sempre monotone le udienze del processo a carico dei 29 poliziotti (dirigenti, funzionari, sottufficiali e agenti) accusati di lesioni a danno di 93 no global, arresto illegale degli stessi, calunnia e falso, in relazione al blitz effettuato la sera del 21 luglio del 2001, penultimo giorno del G8. Qualche volta sono interessanti perchè portatrici dell’altra «verità». Ieri hanno testimoniato Roberto Sgalla, addetto stampa della polizia e il collega Viola. Il primo ha detto d’aver visto verso le 24 di quella sera, mentre si trovava nel cortile, le pietre che erano state lanciate dai manifestanti e tra i corpi di reato poi repertati, bastoni, mazze, due bottiglie molotov, appoggiate per terra, non nel sacchetto e un giubbotto, con uno squarcio nel petto (l’indumento indossato dall’agente Massimo Nucera, ferito da un no global, ma successivamete indagato per falso e calunnia). «È la dimostrazione palese che dicevamo la verità, ha detto il difensore Silvio Romanelli. Eravamo stati accusati d’aver portato il giubbotto in questura e aver fatto un taglio orizzontale. Invece, Sgalla e Viola l’hanno visto alla Diaz , con uno squarcio verticale, ben evidente».