«Ho visto quell’uomo gettarsi col coltello sul corpo di suo figlio»

Cala la sera su San Donato, via Sergnano viene lentamente avvolta dall’oscurità. Sul marciapiede una piccola folla stranita, il suono straziante delle sirene rende ancora più sinistro questo drammatico tramonto. Dentro l’edificio che ospita i servizi socio sanitari, due corpi sussultano gli ultimi aneliti di vita. Sono padre e figlio, assassino e vittima. Stanno morendo insieme, nonostante l’affannarsi di medici e infermieri.
È l’epilogo di un dramma iniziato 4 anni fa quando un operatore turistico egiziano di 52 anni, da trenta anni regolarmente nel nostro Paese, si separa dalla moglie 40enne italiana. Una situazione di grande disagio familiare che porta il giudice ad affidare il figlio, nato nove anni fa, alla madre e consentire al padre solo incontri «protetti». Vale a dire nel centro socio sanitario e alla presenza di un operatore.
Una scelta che non ha fatto i conti con la determinazione dell’uomo che, arrivato al termine di un percorso fatto di dolore e disperazione, decide di agire. «Suicidio allargato» lo chiamano gli psichiatri: è quando chi vuole togliersi la vita decide di toglierla anche ai familiari. Il termine sicuramente è sconosciuto al nordafricano che ieri parte, per l’ultimo incontro, portando una vecchia pistola e un coltello da cucina.
Il resto lo racconta Antonio Negro, 48 anni, idraulico in pensione. «Mio figlio sta seguendo da tempo una terapia riabilitativa alle mani. Per questo avevo appuntamento alle 17 con il fisiatra. Ho preso a salire le scale quando ho sentito una detonazione come un colpo di pistola». Effettivamente sul posto verrà poi ritrovata l’arma di piccolo calibro che si è inceppata dopo un primo colpo esploso senza ferire nessuno. «Non c’ho fatto caso - prosegue Negro - ho pensato a un petardo o chissà cos’altro e ho continuato a salire. Ma appena affacciato al primo piano ho visto un uomo con un coltello in mano che cercava di tagliuzzarsi i polsi. Sono rimasto di sasso, poi il mio sguardo è corso poco distante dove medici e infermieri si stavano affannando attorno al corpo di un ragazzino. In quel momento l’uomo si è gettato sul povero fagotto a terra e lo ha colpito nuovamente. Gli operatori lo hanno scacciato, scaricandogli addosso gli estintori. E al quel punto lui ha afferrato il coltello, se l’è piantato nel petto ed è scivolato a terra senza un lamento».
Il resto è routine: l’allarme, l’arrivo dei carabinieri, delle ambulanze, la ricostruzione degli eventi, la ricerca della madre a cui dare la terribile notizia e ora comprensibilmente sotto choc. Dettagli di una tragedia.