Ho visto schede contestate: tutte del Polo

Mi chiamano e mi dicono di andare a Piazza Giovanni da Verrazzano alla Garbatella a Roma, dove c’è l’ufficio in cui si esaminano le schede contestate. Vado e vedo subito l’aria che tira: tutti i rappresentanti di sinistra affollano l’androne e mi guardano non storto, ma stortissimo. Chiedo dove si deve andare per vedere le schede e la gente si gira dall’altra parte. Sento una voce che parla molto forte in una stanza, entro e vedo un grande tavolo pieno di registri, verbali, pacchi di schede, gente intorno. Il rappresentante di Forza Italia è soffocato dagli altri, tutti si girano verso di me e io educatamente mi presento: chi è il presidente? Io sono il senatore Guzzanti. «Lo so, lo vedo» fa quello. E un altro dice: «Qui c’è troppa gente, troppi estranei». Uno fa: «Guzzanti è un candidato, ha diritto a restare, ma deve stare zitto». Io dico: «Scusate, non voglio disturbare nessuno, sarò zittissimo, ma devo confessare che non sono un candidato, ma un eletto. Sono membro del Parlamento della Repubblica e, come presidente di una Commissione con i poteri della magistratura sono anche un pubblico ufficiale».
Il rappresentante di Forza Italia si sta battendo con vigore per difendere alcune schede in cui è perfettamente indicata la volontà dell’elettore, un segno sul simbolo, ma il segno è tremante e intermittente, probabilmente si tratta di persone anziane. Il presidente del seggio elettorale cui si riferiscono le schede dice che a lui non frega assolutamente niente del fatto che la volontà dell’elettore sia evidente, quel che importa è che i segni sono due e non uno. È ovvio che il segno è uno solo, ma spezzato e così per altre schede ed altre ancora: tutte chiarissime, tutte per il centro destra. Chiamo fuori il rappresentante di Forza Italia e gli chiedo se ha intenzione di cedere: risponde che non se ne parla affatto e che in mancanza di accordo queste schede saranno poi inviate al Senato dove decideranno i questori. Dunque le schede rubate non sono convalidate ma rinviate ad un ulteriore controllo alle calende greche perché sono voti chiari, validi e perfetti. Mi domando, visto il tavolo, quante saranno le schede in queste condizioni in tutta l’Italia e mi sembra ovvio che siano molte migliaia, probabilmente decine di migliaia. Troppe per non essere conteggiate fino in fondo. Queste schede possono rimettere in discussione il risultato? Sì, come in Florida. Vado su al primo piano. C’è ressa e un magistrato che sta facendo il suo dovere con le schede della Camera, anche lui alle prese con schede del centro destra contestate per minuzie che non hanno nulla a che vedere con la volontà dell’elettore. Una bolgia, molto nervosismo. Le schede sottratte al computo finale sono un mucchio, ma nei confronti miei e degli altri colleghi della coalizione si avverte una ostilità ambientale che fa quasi paura: la gente ti guarda con schifo, se li saluti si girano dall’altra parte. Dalla macchina detto una dichiarazione di denuncia: se questo è l’andazzo, il risultato va rivisto. Mi risponde tal Leoni dei Ds dandomi del mentitore: sostiene che non è possibile che io sia andato dove sono andato e che abbia visto quel che ho visto. Aggiunge che del resto essendo il presidente della Mitrokhin qualsiasi cosa dica non conta nulla. Gli restituisco la cortesia confermando che ero lì e descrivendo le persone, mentitore e temerario sarà lui: lo accuso anche di mancanza di rispetto verso il Parlamento. Finisce lì.
Altri Ds insorgono, si scatena un allarmato movimento contro di me. Sono abituato a questo e ad altro, ormai ho le spalle larghe di fronte alle aggressioni. Qualcuno dice che anche l’Unione ha visto schede contestate e riammesse, osservazione che non significa nulla: quelle riconosciute al centro destra sono il 33 per cento di più e poi ci sono quelle che saranno spedite al Senato. Sul piano nazionale, migliaia. Vanno contate e bene, perché perdere il Senato per un gaucho argentino, passi. Ma perdere la Camera per i trucchi dei presidenti di seggio, questo francamente no, non può passare.

p.guzzanti@mclink.it