«Ho visto sparire il piccolo Salvatore nel fango»

Antonello Lupis

da Vibo Valentia

Il destino a volte è un attimo. Bruno Virdò è sdraiato in un letto d’ospedale. Lunedì ha cercato in tutti i modi di salvare il piccolo Salvatore, il bambino di 15 mesi travolto dal fango e dalle acque. Non ce l’ha fatta. «A un certo punto - racconta - ho visto una macchina venirmi addosso, e con la corrente dell'acqua che ci spingeva sempre di più. A un certo punto, vedendo che mancava anche il guard-rail e che la macchina stava precipitando in un burrone, sono sceso dalla macchina e ho cercato di prendere il bambino, mentre la signora stava cercando di salvarsi. A quel punto, mi dispiace, non ce l'ho fatta, perché proprio in quell'attimo la macchina è stata trascinata nel burrone insieme a me e al bambino. Sono rimasto incastrato con la testa in mezzo alle lamiere. Dopo un po’ la macchina si è mossa e mi sono potuto liberare ma l'acqua corrente mi ha portato ancora più giù. Mi sono aggrappato a dei rami e così mi sono potuto salvare».
Il giorno dopo il disastro si fanno i conti con la sciagura: quattro morti, 77 feriti, 300 sfollati. Fango e acqua ovunque. Il governo ha stanziato 5 milioni di euro. La regione Calabria uno. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha avviato un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità in relazione alle tragiche e disastrose conseguenze del nubifragio. A condurre l'inchiesta è il procuratore della Repubblica, Alfredo Laudonio. Allo stato la Procura di Vibo procede contro ignoti. L'ipotesi di reato è quella di disastro colposo. A perdere la vita, oltre al piccolo Salvatore, di Vibo, sono stati il pastore Salvatore Arcella, 56 anni, di S. Onofrio, colpito da un fulmine mentre cercava di salvare i suoi capi di bestiame e due guardie giurate, Ulisse Gaglioti e Nicola De Pascale, di 40 e 44 anni di Pizzo, travolte, mentre si trovavano in macchina lungo la provinciale.
Le montagne di acqua, fango, massi, detriti e alberi, venute giù nelle sei ore di nubifragio hanno comunque travolto case, palazzi, negozi, squarciato strade e marciapiedi, allagato piazze, uffici e camping. Situazione ancora difficile e a rischio frane o smottamenti in diverse contrade del capoluogo. Centinaia le richieste di interventi. Gran parte, comunque, dell'area colpita dal nubifragio, secondo quanto è emerso, è classificata come R4 ossia zona ad alto rischio idrogeologico. Nonostante ciò, però, le costruzioni realizzate abusivamente sono risultate parecchie.
Nella tarda mattinata di ieri, accompagnato dal responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso e dal presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ha effettuato un sopralluogo nelle zone colpite dal nubifragio il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Il premier ha incontrato Giuseppe De Pascale, figlio 17enne di Nicola, una delle vittime del nubifragio: «Mi ha detto che quanto è accaduto è inconcepibile».