Hogwood, l’esploratore dell’Haydn «militare»

Il direttore britannico domani dirige l’orchestra Verdi: oltre all’opera dell’austriaco anche la Sinfonia concertante del cecoslovacco Martinu

Piera Anna Franini

Christopher Hogwood (10 Settembre 1941, Nottingham) non è un musicista. È qualcosa di più: un curioso della musica. È direttore, clavicembalista, musicologo. Ama insomma frugare nella musica e nelle questioni musicali partendo da diversi punti, attraversando le più disparate vie e viuzze. Inevitabile l’approdo a siti nuovi o poco esplorati, così come possono spuntare scelte assolutamente inconsuete, tra esse quella di inserire una partitura di Bohuslav Martinu fra un movimento e l’altro di una Sinfonia di Haydn.
Così si presenta il programma del concerto di giovedì, venerdì (ore 19.30) e domenica (ore 16), all’Auditorium in largo Mahler, con Hogwood sul podio dell’Orchestra Verdi, complesso di cui è direttore principale ospite. Un’inserzione ragionata quella operata da Hogwood che pone la Sinfonia Concertante in si bemolle maggiore n. 105 di Bohuslav Martinu, che per questo suo lavoro attinse alla fonte-Haydn, fra il secondo e terzo movimento della Sinfonia in sol maggiore “Militare” di Franz Joseph Haydn. Il modello classico inteso, dunque, come cornice pronta a contenere e spiegare una composizione del 1948 (per oboe, fagotto, violino, violoncello e archi) che fa il verso all’antico.
Il programma riassume le propensioni di questo direttore inglese che lega il nome alla baroque-renaissance, rinascita del repertorio del Settecento promossa, anzitutto, alla testa dell’Academy of Ancient Music, il complesso musicale di strumenti antichi che lui stesso ha fondato nel 1971 e con cui ha inciso più di 200 titoli per Decca/L’oiseau-Lyre. Hogwood è un cultore del Sei-Settecento, e per affinità - asciuttezza, linearità, pudore sentimentale - anche della musica al quadrato del Novecento, epoche che ama accostare, non è infrequente imbattersi in suoi programmi che affianchino Tippett a Corelli, Schönberg a Händel, Webern a Bach. O Haydn a Martinu, appunto.
Il concerto milanese riflette la filosofia che alimenta la collaborazione di Hogwood con il complesso milanese con il quale il direttore ama esplorare vie curiose, programmi inconsueti e quindi cari, oltre che vitali, a un’orchestra giovane.
Martinu appartiene al filone dei musicisti invisi al nazismo motivi razziali o politici. La cosiddetta entartete Musik, ovvero «musica degenerata» come l’allora ministro Goebbels etichettò la musica che non nasceva dalle «forze misteriose e profonde radicate nella razza». Capitolo indagato dalla Verdi proprio sotto la guida di Hogwood che tempo fa abbinò il neoclassicismo di Martinu al radicalismo di Schulhoff, frequentazione - anche ideologica - che ha guadagnato a Hogwood la Medaglia Martinu dalla Fondazione Bohuslav Martinu.
E ancora, Howgood e la Verdi sulla strada di Haydn, di un musicista geniale ma non sufficientemente esplorato. Un cammino segnato da tappe chiave come l’esecuzione delle Ultime sette parole del nostro Redentore sulla croce, a corona di una serie di Sinfonie affrontate secondo un filo conduttore: con Hogwood tutto rientra in un piano ben calcolato.
Sempre nel nome di Haydn, Hogwood torna il 13, 14 e 16 alla testa della Verdi, più una trasferta a Como sabato 15. Un Haydn che opera in proprio (Sinfonia in sol maggior “Oxford”) e detta pagine a un nostalgico d’antico quale Maurice Ravel, (Menuet Antique) e Robin Holloway che scrive Fives Haydn Miniatures, cinque aforismi in musica del 1999 mai ascoltati in Italia.