Con Holland e Sanders che cocktail a tutto jazz

Milano Aperitivo in Concerto, ventisettesima edizione presentata ieri alla stampa. Non è un festival del jazz, di cui il capoluogo milanese è tuttora privo. Ma è una splendida stagione di quindici concerti da novembre a marzo, nata come manifestazione di musica contemporanea che poi, come ha subito sottolineato il presidente Fedele Confalonieri, si è lentamente trasformata in un’indagine sui rapporti della musica afro-americana (un concetto più ampio rispetto al jazz) con le espressioni migliori, presenti e future, della musica della Terra. Il pubblico ha apprezzato e continua ad apprezzare decretando ad ogni appuntamento di Aperitivo, ormai da anni, il tutto esaurito.
Un impulso decisivo a questo processo ha dato il direttore artistico Gianni Gualberto, il cui lavoro si è appunto impegnato a documentare gli sviluppi della contemporaneità musicale nelle commistioni che sempre più si verificano nel mondo globalizzato: «Aperitivo in concerto dedica perciò le sue maggiori attenzioni alle performing arts, ai linguaggi di frontiera dove si incontrano tradizioni diverse, alla composizione istantanea, al jazz, agli ambiti etnici e alla creatività musicale in contesti extra-europei».
I concerti avranno luogo come sempre al Teatro Manzoni, questa volta tutti di domenica mattina alle ll. La stagione, già al primo sguardo, si annuncia fra le migliori. Si comincia il 6 novembre con uno straordinario incontro fra il contrabbassista Dave Holland e il quintetto flamenco di Pepe Habichuela. Si notano poi il trio del contrabbassista Avishai Cohen, rivelato al mondo da Chick Corea, Pharoah Sanders e The Underground di San Paolo e di Chicago, il blues di James Blood Ulmer che tutti ricordano con Ornette Coleman e l’Asian-American Orchestra che celebra la musica di John Coltrane. Abbiamo citato di necessità soltanto i nomi più celebri, ma possono bastare. Fra i 15 concerti ci sono due prime assolute, tre prime europee, sei prime italiane e tre esclusive italiane.