Hollywood in panne Per ripartire punta sui teen ager

I «Fantastici 4» incassano 56 milioni di dollari in tre giorni

Silvia Kramar

da New York

La capitale del cinema americano e quella della gigantesca industria automobilistica dell'Illinois, fino a ieri non avevano nulla in comune. A Detroit la gente indossava abiti di Brooks Brothers, mangiava hamburger e patate e infilava il silicone nei motori delle macchine. A Hollywood, sotto il sole della California, la gente indossava Armani, mangiava, quando mangiava, sushi e cibi new cuisine e il silicone, quello se lo infilava al volo nelle prime rughe.
Eppure oggi Hollywood sta acquistando il triste diritto ad essere soprannominata la nuova Detroit: per diciannove settimane consecutive i suoi film hanno visto una riduzione negli incassi rispetto alle stesse settimane del 2004, nonostante gli sforzi dei suoi migliori registi, così come la capitale dell'industria automobilistica fa fatica a vendere automobili come la Ford, la General Motors e la Chrysler: dovendole scontare per il grande pubblico, pur di liberarsene prima di fine anno.
Se Detroit, anni fa, aveva dovuto confrontarsi con la concorrenza delle ditte giapponesi, Hollywood deve fare i conti con le televisioni digitali, i sistemi come Tivo, e la non voglia degli americani di uscire di casa. Detroit e Hollywood sembravo essere scivolate entrambe sulla via del tramonto: avevano raggiunto l'apice del successo verso la metà del secolo scorso, ma il futuro sembra voler voltare loro le spalle.
A Hollywood, quest'anno, i biglietti venduti rispetto al 2004 sono scesi del 7,8 per cento. È di questi giorni la notizia che anche uno studio cinematografico come Dreamworks, a cui partecipa il genio creativo di Steven Spielberg e quello di Paul Allen, co-fondatore della Microsoft, sta perdendo soldi.
Come ritornare a galla? Detroit offre modelli scontati e cerca di inventare ibridi, utilitarie e look per i giovani. Hollywood i biglietti del cinema non li può scontare: sono aumentati negli ultimi sette anni solo del tre per cento e i proprietari delle grandi catene di sale cinematografiche tremano. Può invece, inventare generi diretti alla nuova audience: quella dei neri, per i quali i titoli e le storie sono ridotte ai minimi termini e quella dei teenager, che vogliono rispecchiarsi in copioni scritti, e girati, per loro.
Ecco che, dopo 19 settimane in rosso, Hollywood è appena tornata in positivo grazie a un film girato dalla «black Hollywood». S'intitola Fantastic four e nel primo week-end ha già guadagnato 56 milioni di dollari. È tratto da un fumetto dallo stesso titolo pubblicato negli anni Sessanta dalla Marvel Comics, la stessa che aveva lanciato Spiderman e X men, altri due «popcorn movies» record d'incassi. Tim Story, il regista dei Fantastici quattro è così diventato uno dei primi afroamericani a entrare nelle liste dei grandi registi. C'era da aspettarselo, in un anno in cui gli Oscar hanno sorriso a Jamie Foxx, Morgan Freeman, Don Cheadle e Sophie Okonedo: tutti neri. Presto arriverà Hustle and Flow la storia di un protettore di prostitute che sogna di diventare un cantante rap (interpretato dal bravissimo Terrence Howards): una vicenda che introduce l'America ai segreti del ghetto e dimostra che anche nelle peggiori situazioni, l'uomo nero può sperare in un riscatto.
C'è poi l'altro genere su cui punta Hollywood: quello dei film, realisti, per teenager. Sembrano quasi dei documentari su un mondo di ragazzini allo sbando. Primo sulla lista è Me and you and everyone we know, diretto da Miranda July, la storia di una artista che si innamora di un rappresentante di scarpe con due figli che, a 14 e 7 anni, trascorrono le sere a casa da soli, a parlare di sesso su Internet. In Misterious skin due ragazzini molestati da bambini finiscono, uno per prostituirsi, mentre l'altro si convincerà di essere stato rapito dagli extraterrestri. In Happy endings un fratellastro e una sorellastra diventano amanti mentre la ragazzina rimane incinta.
Eroi dei fumetti e drammi giovanili: due generi estremi, nella comicità e nella disperazione. Ma Hollywood deve giocare nuove carte, un po’ come fece qualche anno fa l’industria automobilistica che, pur di vendere inventò i modelli più strani. Basterà a risollevare le sorti delle majors?