«Hollywoodland» parte accusando Ma poi finisce con le idee confuse

Ambientato nel 1951-1959, Hollywoodland di Allen Coulter appartiene al filone che si identifica col detto: «Vivere a Los Angeles vi renderà forse celebri; morirvi vi renderà certo celebri». Hollywoodland propone dunque un delitto insoluto, quello ai danni di George Reeves (Ben Affleck), reale e noto attore in tv (dove era Superman), con un dignitoso passato di comprimario cinematografico (Via col vento, Da qui all'eternità). Ma Coulter non avrebbe fatto un film su Reeves se lui fosse finito sotto un tram... Apparente scopo del film è presentare un investigatore privato (Adrien Brody) che s'interroga su tale morte sospetta. Ma la polizia ha deciso: «Suicidio»... Un film d'accusa contro Hollywood? No, perché negli ultimi minuti si rimescolano le carte, sbiadendo le circostanze che accusano il direttore della Mgm (Bob Hoskins). Ma è ovvio che un esordiente come Coulter voglia girare altri film.

HOLLYWOODLAND di Allan Coulter, con Ben Affleck, Adrien Brody, min. 130