Honda CR-V alla riscossa con il Diesel

Piero Evangelisti

da Castiglione della Pescaia

Honda CR-V, in 8 anni di vita e oltre 2 milioni di esemplari prodotti, è stato uno dei Suv che più hanno contribuito al boom di questa categoria di vetture. Ma ha molti più meriti rispetto alle concorrenti, perché fino a poco tempo fa ha potuto contare soltanto su un motore a benzina in una insidiosa giungla, popolata di turbodiesel, a volte fin troppo esuberanti. Adesso le cose sono cambiate, radicalmente, con l’arrivo del 2.2, i-CTDi, 140 cv, Euro 4, da un anno montato con ottimi riscontri sulla Accord, media di Honda che, così equipaggiata, ha prodotto una significativa crescita del marchio in Europa e in Italia.
Sulla carta (140 cv) potrebbero sembrare pochi, data la mole della CR-V (4,63 metri di lunghezza e una massa di oltre 16 quintali) e visto il trend che nei turbodiesel common-rail spinge a ottenere potenze massime sempre più elevate da motori sempre più contenuti nella cilindrata. Ma la tecnologia Honda è di avanguardia, e i cavalli, in marcia, sembrano molti di più e protagonista diventa il valore di coppia massima di 340 Nm a 2.000 giri/minuto. Impressiona la silenziosità, migliore di quella della versione a benzina 2.0 (150 cv) che resta comunque a listino (per quest’anno, in Italia, il CR-V Diesel dovrebbe pesare per il 70% delle vendite). Si evolve la trazione integrale Real Time 4WD, inserita automaticamente soltanto quando è necessario, con l’aggiunta del dispositivo VSA per il controllo di trazione e stabilità, di serie sulle versioni ES e EX, optional sull’entry level LS. Il cambio è manuale, a 6 rapporti. Pochi gli interventi alla carrozzeria. Tra le modifiche all’interno vanno segnalati i sedili, con nuovi rivestimenti e imbottiture. Prezzi da 27 a 33mila euro.

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