Honduras, bloccato il rientro di Zelaya: scontri

Tentativo fallito di rientro
in patria per Manuel Zelaya: l’aeroporto di Tegucigalpa bloccato dai militari. Violenti scontri tra manifestanti e polizia: almeno due morti e diversi
feriti (<strong><a href="/video.pic1?ID=aeroporto_honduras">guarda il video</a></strong>). Zelaya è giunto in Salvador: &quot;Una nuova
tirannia è nata in America centrale&quot;

Tegucicalpa - Il deposto presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, non ce l’ha fatta ad atterrare a Tegucigalpa, come aveva preannunciato: il suo aereo ha sorvolato l’aeroporto della capitale, ma non è atterrato perchè le autorità avevano bloccato la pista. Centinaia di suoi sostenitori si erano riuniti nella zona in attesa del suo rientro e si sono scontrati con le forze di polizia, in un crescendo di tensione che ieri ha fatto registrare la prima vittima, un giovane di 19 anni raggiunto da un colpo di arma da fuoco alla testa (ma alcuni media parlano di due morti).

Fallito il rientro di Zelaya Le autorità hanno rifiutato all’aereo di Zelaya l’atterraggio a Tegucigalpa, costringendolo a proseguire prima per il vicino Nicaragua e poi per El Salvador dove un gruppo di presidenti della sinistra si sono riuniti per dargli sostegno. Zelaya, il cui mandato scade l’anno prossimo, è stato estromesso dal suo ufficio dall’esercito e mandato in esilio una settimana fa, dopo una disputa sui limiti della durata della presidenza. Almeno una persona è morta negli scontri con i soldati, dopo che migliaia di manifestanti pro- Zelaya si sono riuniti all’aeroporto di Tegucigalpa, dove hanno rotto una barriera di sicurezza vicino alla pista per affrontare una pioggia di gas lacrimogeni, secondo quanto riferito da testimoni Reuters e funzionari dei servizi di emergenza. Due persone sono rimaste gravemente ferite.

La condanna di Zelaya "Non saranno mai in grado di governare l’Honduras, dovrebbero saperlo", ha detto Zelaya al canale televisivo Telesur sul suo piccolo jet privato mentre si allontanava da Tegucigalpa. "Una nuova tirannia è nata in America centrale". L’estromissione di Zelaya ha testato le diplomazia regionale e incrementato le sfide dell’amministrazione Obama in America latina, dove il presidente venezuelano Hugo Chavez sta promuovendo la rivoluzione socialista per contrastare l’influenza Usa.

La denuncia americana L’Organizzazione degli stati americani ieri ha sospeso l’Honduras per il suo rifiuto di far tornare Zelaya, la mossa più forte finora arrivata dai governi stranieri per isolare il paese dopo il primo golpe in America centrale dalla Guerra fredda. Il governo ad interim dell’Honduras ha rifiutato a Zelaya il permesso di entrare nel paese ed ha ammonito che sarà arrestato se tornerà. Gli alleati di sinistra di Zelaya, compresi i presidenti di Ecuador, Paraguay e Argentina, sono volati ieri a El Salvador per appoggiare Zelaya da vicino. Il presidente ad interim honduregno Roberto Micheletti ha riferito che piccoli gruppi di soldati nicaraguensi si stanno spostando vicino ai confini, ma non li hanno ancora superati. Micheletti ha invitato il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, alleato di Zelaya, a rispettare la sovranità dell’Honduras.