Hopa, un’altra fumata nera: rinviato l’incontro su Olimpia

Lucchini: l’ex holding di Gnutti non ha problemi finanziari, può andare avanti. Fabrizi (Mps) smentisce l’ipotesi di un’aggregazione con Popolare Italiana

da Milano

Posizioni ancora distanti, accordo dunque impossibile. Risultato dell’ultima fumata nera nella delicata vicenda di Olimpia, la società che detiene la quota di riferimento di Telecom, il rinvio chiesto e ottenuto ieri dallo studio Poli & Associati, che assiste i soci della merchant bank Hopa, dell’incontro previsto per oggi con Bruno Ermolli, che cura gli interessi di Pirelli e Benetton. L’incontro dovrebbe tenersi, in base agli accordi presi, nel fine settimana, mentre la riunione del cda di Hopa, prevista per il primo febbraio, potrebbe essere anticipata a questa settimana. Giovedì, inoltre, l’azionista di maggioranza di Olimpia, Fingruppo, darà la parola ai soci per deliberare un aumento di capitale per il riacquisto delle quota di Hopa in mano a Mediaset e Fininvest. Anche in questo caso, tra gli azionisti non sarebbe ancora stata trovata un’intesa.
Il nodo da sciogliere resta quello del patto di sindacato di Olimpia, in scadenza il prossimo 8 febbraio. Hopa è socia col 16% di Olimpia, con Pirelli (57,7%) e Benetton (16,8): una disdetta del patto da parte di Pirelli e Benetton avvierebbe l'uscita di Hopa secondo una procedura già concordata che, ai prezzi attuali dell'azione Telecom Italia, determinerebbe una forte minusvalenza nelle casse della finanziaria bresciana. Ed è ciò che le banche azioniste di Hopa (Mps, Antonveneta, Bpi e Unipol) non vogliono.
A testimoniare la distanza tra le parti era stato ieri mattina Giuseppe Lucchini, vicepresidente e azionista di Hopa, a margine di una conferenza stampa del gruppo siderurgico bresciano. Lucchini aveva ventilato l’ipotesi di un rinvio della scadenza del patto, una proposta che già in passato era stata bocciata, pur manifestando ottimismo verso la possibilità di un’intesa «che è interesse di tutti», sottolineando come l’uscita di Emilio Gnutti dalla finanziaria bresciana abbia determinato uno spostamento dell’asse di comando. «Prima la leadership di Hopa era di Gnutti, oggi è tenuta dalle banche, i veri soci pesanti. La logica è diversa da prima, si è girato pagina». Lucchini ha anche ricordato la solidità patrimoniale di Hopa: «Non ha problemi finanziari. I debiti sono controbilanciati da titoli quotati in Borsa».
Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Mps Pier Luigi Fabrizi, che ha detto ieri di ritenere che «in Hopa, in questo momento, si debbano affrontare questioni specifiche di quella società che hanno carattere di urgenza e sono prioritarie rispetto a qualsiasi altro tema». Fabrizi ha auspicato infine che «l’attenzione di Hopa sia totalmente rivolta alla soluzione di tali questioni specifiche, così da evitare divagazioni e diversivi che hanno il sapore delle chiacchiere da salotto», con riferimento a un articolo di stampa in cui si ipotizza un progetto di aggregazione tra la banca senese e la Bpi che sarebbe agevolato dalla compresenza nel capitale di Hopa.