Hopa va verso Palladio ma perde Morelli

Vigni: «Siena avrà un ruolo defilato». Lonati: «Vicenza ha offerto 1,3 euro»

da Milano

Si allarga la crepa tra Monte Paschi e Hopa che perde il presidente Marco Morelli nello stesso giorno in cui avvia il cantiere per costruire una casa comune con la merchant bank vicentina Palladio. Dopo aver mostrato nelle scorse settimane tutto il proprio disappunto per non essere stato informato del blitz con cui Emilio Gnutti ha sfilato Hopa dall’orbita di Mittel, Morelli - che siede anche alla vice direzione generale di Mps - ha infatti depositato le proprie dimissioni «irrevocabili» al consiglio della cassaforte di Corso Zanardelli.
«La mia permanenza non aveva più senso», ha spiegato il banchiere al termine del board che ha comunque approvato all’«unanimità» l’inizio della due diligence a servizio della prevista fusione tra la controllante Fingruppo e Palladio. È «opportuno e doveroso» che il percorso di avvicinamento a Palladio sia guidato da un esponente di Fingruppo, ha aggiunto Morelli, ma il suo addio segna definitivamente la svolta strategica del Monte Paschi. Siena avrà «un ruolo più defilato rispetto al passato», ha chiarito agli analisti il direttore generale Antonio Vigni. Fino alla scadenza del patto a settembre, però, è tutto fermo e la stessa Mps, che non ha ancora deciso il destino del proprio 9,6%, invierà un nuovo consigliere ad Hopa.
Quanto a Morelli, il successore naturale appare Ettore Lonati ma la decisione spetta al patto che la cassaforte bresciana dovrebbe convocare entro fine mese insieme a un’apposita riunione del consiglio.
Pur conciliante nei toni, l’imprenditore dell’acciaio ha intanto sottolineato come l’offerta di Palladio fosse più generosa di quella di Mittel: precisamente 1,3 euro per ogni titolo Hopa, mentre la concorrente proponeva 1,25 euro alla squadra di Gnutti e 1 euro alle banche azioniste.
La data room inizierà entro domani per protrarsi per circa un mese. In ogni caso la struttura finanziaria proposta da Palladio non dovrebbe essere molto distante da quella di Mittel. In particolare, Fingruppo dovrebbe portare la propria quota dall’attuale 35% a poco sopra il 50% rilevando un pacchetto dai bresciani (15%) vicini a Gnutti.
Successivamente la holding di Gnutti cederebbe una parte delle quote Hopa a Palladio, ricevendo in cambio asset e liquidità. Il gruppo guidato da Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago farebbe invece fronte all’esborso con un aumento di capitale da 200 milioni circa. A quel punto Palladio avrebbe la maggioranza dell’aggregato (probabilmente poco sotto il 60% del capitale) nei cui forzieri resterà custodito il 3,7% di Telecom Italia. Simili gli equilibri per la governance dell’aggregato mentre agli altri soci di Hopa (Mps, Unipol, Antonveneta e Bpi) potrebbe invece essere offerta sia la possibilità di restare sia uscire ma con modalità da definire.