Hopkins prete esorcista: nel «Rito» torna a far paura

New YorkI fan americani di Anthony Hopkins sono corsi nello scorso weekend a farsi terrorizzare dall’attore che meglio di ogni altro sa far paura. Così Il rito - l’horror film che lo vede nei panni di padre Lucas, un prete esorcista in quel di Roma e Rocca di Papa, mentre disserta di diavoli e satanismo e poi, con un colpo di scena, si scopre essere posseduto dal demonio - ha eclissato le altre pellicole (anche quelle da Oscar) incassando 15 milioni di dollari. E potrebbe diventare un cult movie al pari de Il silenzio degli innocenti. Sir Anthony Hopkins ha ammesso che tra padre Lucas e Hannibal Lecter, lo psicanalista cannibale e agnostico de Il silenzio degli innocenti, vi sono delle profonde similitudini.
«Mi sono calato in entrambi richiudendomi per mesi in casa, rileggendo i copioni finché la loro voce è diventata la mia» ha spiegato Hopkins, sanguigno di natura, straordinariamente controllato quando occorre e sempre bravissimo. Un veterano che sa come usare il suo passato: 25 anni fa dovette scegliere se continuare a suicidarsi con l’alcol o mollare il colpo. Allora buttò la bottiglia e salvò in extremis la carriera, incanalando dolori e rabbia di gallese, a sua detta, spesso lunatico, nello spettacolo del morsicatore seriale Hannibal Lecter: come lui geniale, umorale, vulnerabile.
Hopkins, che ha scelto di diventare attore per reazione all’infanzia di bambino «deficiente, pidocchioso e asociale» sono parole sue - ai tempi della Cowbridge Grammar School ha usato anche stavolta il suo passato per creare padre Lucas. Prima di cominciare le riprese de Il rito l’attore si è immerso, mettendo da parte le sue passioni per la pittura e la musica, nella lettura di saggi e libri sulle possessioni malefiche. A vederlo nelle scene più spaventose de Il rito (e ripensando allo sguardo implacabile di Hannibal), ci si potrebbe immaginare che nel subconscio di questo attore gallese, dietro a quegli occhi blu, si nasconda forse una personalità piscotica; ma lui sorride, dichiarando che questi ruoli gli vengono facilmente perché ha sempre amato i thriller: «Mio padre mi aveva portato al cinema a vedere sia Frankestein che Dracula quando avevo cinque anni e fin da allora ho sempre pensato alla possibilità che il male esistesse...».
«Tutti noi siamo attirati dal caos» ha ammesso, «e io so come far paura, conosco bene i trucchi del mestiere, direi che tutto verte attorno al mio sguardo immobile». Ad esempio per il suo indimenticabile Hannibal, che gli aveva fruttato l’unica statuetta d’oro della sua lunga carriera e che è ancora citato negli annali di Hollywood tra le 100 performance migliori della storia del cinema, Hopkins aveva optato, pur soffrendo, di non battere mai ciglio quando incontrava Jody Foster. Anche sul set di Il rito, pellicola ispirata da fatti veri, diretta da Mikael Hafstrom e in cui appare anche Maria Grazia Cucinotta nel ruolo della madre dell’indemoniata Marta Gastini (girato a Roma e a Budapest) Hopkins ha osato spesso improvvisare. «All’inizio non volevo accettare il ruolo di indemoniato» ha raccontato, «ma dopo aver letto il copione, che è rigorosamente ispirato a fatti veri, ho cambiato idea. Proposi qualche modifica al regista e imparai alcune battute in italiano e latino». Da grande maestro della recitazione Hopkins sul set cominciò a improvvisare, come aveva fatto con Hannibal e con le disavventure amorose del suo Alfie in Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni di Woody Allen: «Aggiunsi delle battute di carattere sessuale, scandalizzando gli altri attori, finché il regista mi disse che ero veramente pazzo. Solo allora capii che il mio personaggio stava funzionando e che il pubblico, al cinema, avrebbe tremato».
Finite le riperse de Il rito Hopkins è corso sul set di Thor, diretto da Kenneth Branagh, in cui è Odino, il padre del Dio Thor, e tra breve getterà il suo genio nell’interpretazione di un altro grande maestro della paura, Alfred Hitckcock, nel film tratto dalla biografia di Stephen Rebello (intitolata Alfred Hitchcock and the making of psycho).