Hopper, James e gli americani «europeizzati»

Un oceano in mezzo. Tra due culture diverse ma simili. Da una parte all’altra dell’Atlantico gli scambi sono sempre stati frequenti. Edward Hopper è un esempio perfetto per dimostrare quanto si possa essere «perfettamente» americani senza rinunciare a un tocco e a un’ispirazione molto europea.
Osservando attentamente i suoi quadri, si spiegano davanti ai nostri occhi luoghi e «personaggi» autenticamente americani. Continuando a posare lo sguardo sopra quelle immagini, però, ciò che colpisce davvero è la sensibilità tutta europea dell’artista. E forse è proprio in questo che risiede la cifra di Hopper. Quel segno che l’ha reso celebre al di qua e al di là dell’Atlantico. La sua formazione, come si sa, è stata europea. Eppure anche l’osservatore più distratto potrebbe riconoscere nelle sue tele l’opera di un pittore americano.
Quel fascino indefinibile della «doppia cultura» ha lanciato non soltanto Hopper. È lunga la teoria di americani che hanno fatto la loro fortuna nel Vecchio Mondo così come tanti sono i sudditi della regina che in America hanno trovato il luogo ideale di espressione. Dall’Inghilterra sono partiti per il West personaggi del calibro di Aldous Huxley e Cristopher Isherwood. Quest’ultimo adesso è tornato agli onori della cronaca grazie a Tom Ford che ha portato sul grande schermo A single man. È però il nome di Alfred Hitchcock che svetta su tutti. Il cineasta inglese ha sfruttato al meglio le potenzialità espressive che gli offriva Hollywood. E risulta una singolare coincidenza che una delle scene più celebri del film Psycho citi perfettamente un celebre dipinto di Hopper (House by the railroad, 1924). Altri cineasti europei hanno sfruttato l’immaginario offerto da Hopper per fotografare un’America desolata e metafisica (Wim Wenders e Michelangelo Antonioni). Questi ultimi però non si sono americanizzati come il «re del brivido».
Nell’altro senso di marcia sono tanti i nomi degli scrittori e cineasti che hanno deciso di rifarsi una verginità europea. Il più celebre di tutti è sicuramente Henry James. Nessuno scrittore - come lui - è riuscito a rimanere fortemente e fieramente americano pur con un bagaglio stilistico e una sensibilità ripulita dalle acque del Tamigi. E come non ricordare Thomas Stearn Eliot ed Ezra Pound? O la raffinatezza di James Ivory (che non a caso ha portato sul grande schermo il jamesiano The golden bowl)? E il genio di Stanley Kubrick? Hopper è quindi in ottima compagnia.