HOTEL CASA BIANCA

Finanzieri, politici, sportivi: per una notte tutti possono dormire nella residenza più importante del pianeta. Ospiti del presidente

Dentro la Casa Bianca c’è un mondo che parla attraverso i registri. C’è chi va, chi arriva, chi passa una notte nel palazzo più potente della terra. Ai tempi di Clinton al 1600 di Pennsylvania Avenue era un andirivieni continuo: parenti, amici, amici degli amici, amici degli amici degli amici. Mister president Bill usciva la mattina dal suo appartamento privato e poteva incontrare Barbra Streisand in vestaglia. Il giorno dopo Hillary poteva scontrarsi in corridoio con Ted Turner, proprietario della Cnn e di tutta l’Aol-Time Warner, amicone di suo marito. All’epoca era tutto un ballo, tutta una festa, tutto un pienone. Chiamava Jane Fonda: «Stasera sono da voi». E piombava più o meno all’improvviso. Lo staff del presidente rispondeva e non diceva mai di no. Una tattica: il registro degli ospiti della Casa Bianca era usato dal partito democratico per sollecitare donazioni. Venne fuori uno scandaletto niente male: si raccontava che fosse lo stesso presidente ad approvare personalmente l'idea di usare la Casa Bianca come albergo di lusso offrendo un pernottamento a chi si fosse dimostrato generoso. La stanza di Lincoln, in cui il presidente della Guerra Civile in realtà non dormì mai, era considerato il premio più ambito per ricchi sostenitori che fossero pronti ad aprire generosamente il portafogli per le cause dei democratici. Quando scoppiò lo scandalo, Clinton era da quattro anni alla Casa Bianca: in quell'arco di tempo un migliaio di Vip tra cui parecchie celebrità avevano scroccato la sua ospitalità.
Adesso pare che la storia sia diversa. Pare che sia una noia mortale. Se c’è un mondo della Casa Bianca, quello di George W. Bush è fatto di lavoro e poco altro. L’ha detto Laura, la casalinga disperata. Lo dice la lista resa nota dall’amministrazione Usa: 152 nomi che raccontano l’anonimato delle notti della Executive Mansion. Gente normale, o quasi, per una sfilata di non celebrità che farà ridere Hillary e Bill, ma non la gente comune che all’andirivieni di star e starlette continuo voleva che fosse messo il freno a mano.
L'unico nome famoso invitato dai Bush a dormire da loro, nel mondo extra politico, è il campione di golf Ben Crenshaw, che ha trascorso una notte alla Casa Bianca, insieme alla moglie Julie, nella residenza presidenziale. Per il resto quasi un terzo degli ospiti sono donatori repubblicani. La presenza più massiccia è comunque quella dei parenti della prima famiglia d'America o degli amici di lunga data. Tra gli ospiti notturni della Casa Bianca vi sono state sette ex compagne di classe di Laura Bush quando frequentava la Università di Dallas (per un’allegra e nostalgica riunione rievocativa) e diversi compagni di George W. Bush dai tempi di Yale. Folta la presenza dei governatori (compresi quelli di New York e del Texas e, ovviamente, dalla Florida il fratello Jeb) e degli esponenti repubblicani (almeno una cinquantina hanno fatto generose donazioni alla campagna elettorale del presidente). Gli ospiti illustri di Bush includono invece poche star. C’è, invece, qualche uomo d'affari, come Roland Betts, compagno di scuola del presidente a Yale e l'ex partner della squadra di baseball dei Rangers. Poi il proprietario terriero texano Teel Bivins, il petroliere Joe O'Neill e Brad Freeman che, oltre ad essere un banchiere d'affari, è il cervello della macchina raccogli fondi del partito repubblicano. Betts, Bivins, O'Neill e Freeman fanno tutti e quattro parte dei «Pionieri», ma la Casa Bianca ha minimizzato il rapporto tra donazioni e inviti: «Sono tutti amici personali del presidente», ha detto lo staff di Bush. Una tesi che non è andata giù a Larry Noble, presidente del Center for Responsive Policy, un gruppo che veglia sull'etica dei finanziamenti alla politica: «È in gioco il simbolismo, soprattutto dopo che i repubblicani hanno fatto tante polemiche al tempo di Clinton».
Ancora più limitata la lista, fornita dalla Casa Bianca su richiesta dei media, degli ospiti notturni di Camp David, la residenza di montagna dei presidenti Usa: sono stati 64 in tutto e anche qui la presenza dominante, come alla Casa Bianca, è quella dei familiari del presidente: i genitori George senior e Barbara, i fratelli e le cognate, i nipoti e la suocera Jenna Welch. Intensa a Camp David anche la presenza notturna dei maggiori collaboratori del presidente: Condoleezza Rice (una ospite frequente), il capo di staff Andrew Card, gli addetti alle comunicazioni Dan Bartlett e Scott McClellan.
Non si sa chi vada a dormire al ranch di Crawford, in Texas. Non si sa e gli americani francamente non se ne fregano più di tanto, sapendo che quella è una casa privata e sapendo ancor meglio che in casa propria uno fa quello che vuole e invita chi gli pare. L’anonimato notturno della Casa Bianca di Bush Junior non è una novità. Anche nel primo mandato, W aveva mantenuto fede al progetto di richiudere le stanze. Anche allora nel primo anno, la lista degli ospiti dell’hotel Casa Bianca s’era fermata a quota 152. E anche allora, praticamente zero celebrities: l'unica stella fu il campione di pesca Johnny Morris, un amico di famiglia dell’inquilino dell'Ufficio Ovale.
Tra i 76 ospiti serali dei Bush all’epoca c’era soltanto una coppia «sospetta»: Richard Levin e la moglie, presidente di Yale, l’università della Ivy League che aveva sfornato la laurea di George W e dove nel 2000 era arrivata anche Jenna, una delle due figlie del presidente. Le serate intime dei Bush ieri come oggi sono state dominate dalla presenza di vecchi amici e familiari. Stesso tenore per le serate dei Bush a Camp David. Dei 76 ospiti, 37 erano membri del governo o dello staff della Casa Bianca, 19 erano amici di vecchia data e 15 erano familiari (compresa Jenna Welch, la suocera del presidente). L'elenco era completato dai coniugi Blair: il premier britannico e la moglie pernottarono a Camp David (insieme a tre membri del loro staff).
Bush aveva promesso durante la campagna elettorale di «restituire dignità» alla carica presidenziale, criticando l’abitudine di Bill Clinton di ospitare celebrità e soprattutto finanziatori. Allora il presidente non ha ricompensato con un soggiorno serale neppure Bo Derek, la più attiva tra le stelle di Hollywood a sostenerlo. Ma non ha potuto dir nulla a Laura, che in una volta sola ha ospitato le 14 amiche del «club dei giardini». Le aveva invitate a Washington dal Texas per ammirare la fioritura degli alberi della capitale. Poi le ha fatte trattenere per la notte. Per non restare da sola a guardare Desperate Housewifes.
giuseppe.debellis@ilgiornale.it

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