"Houellebecq copia da Wikipedia" Lui: "È patchwork"

L'accusa di Slate.fr allo scrittore

«Merde!», avrà esclamato. Ma sottovoce, temendo che qualcuno potesse accusarlo d’aver scippato al generale Cambronne (1770-1842, cfr. Wikipedia) la sua celebre esclamazione. «Merde!» e qualcosa d’altro, avrà poi aggiunto Michel Houellebecq di fronte all’accusa di plagio lanciatagli addosso dal sito slate.fr. Plagiato chi? Dumas? Flaubert? Hugo? (tanto per restare in Francia) No, un sito che enumera e magnifica gli châteaux et hotels, il sito del ministère de l’Intérieur e infine... l’enciclopedia delle enciclopedie: Wikipedia, la bacchetta magica che trasforma l’inclita nel colto e, qualche volta, anche il colto nell’inclita.
È accaduto quanto segue. Qualcuno, evidentemente annoiato da alcune noiose digressioni presenti nell’ultimo libro dello scrittore, La carte et le territoire, in uscita oggi, s’è detto: «che palle! Come si fa a leggere ’sta roba? Sembra quasi un copia-e-incolla da... Un momento, un momento, già che ci siamo, andiamo a controllare». Sono andati a controllare e hanno scoperto inequivocabili analogie, per non dire sovrapposizioni, fra passi del romanzo e frammenti internettiani assortiti, quei cascami di conoscenza diffusa che tutti abbiamo a portata di un clic e che ci rassicurano, dandoci la certezza dell’anonimato, dell’indistinto.
L’articolo di slate.fr, introducendo il dossierino con l’acquolina in bocca, fa anche lo spiritoso, ricordando che un amico (?!) di Houellebecq, Dominique Noguez, l’ha omaggiato del soprannome «Baudelaire des supermarchés». E aggiungendo, con dotta e pertinente annotazione, che il conte di Lautréamont (pseudonimo di Isidore Lucien Ducasse, Montevideo, 4 aprile 1846 - Parigi, 24 novembre 1870, cfr Wikipedia, naturellement) fece il proprio autoritratto utilizzando estratti di trattati medici e manuali di storia naturale. Ma quelli erano altri tempi, l’unica roba «digitale» conosciuta era la pianta, la Digitale purpurea cantata da Giovanni Pascoli..., non come oggi, quando tutto, ormai, o è digitale o non è.
Insomma, et voilà, lo sputtanamento on-line è servito: la descrizione delle mosche (Musca domestica, la chiama, con acribia degna di miglior causa, il più volte candidato al Nobel), della città di Beauvais, delle mansioni dei commissari di polizia e dell’hotel Carpe Diem, tutti argomenti, come ben sappiamo, letterariamente rilevanti, sono state bellamente prese di peso dalla Rete e infilate nell’opera tanto attesa. Quei birbanti di slate.fr pubblicano il frutto della fatica dello scrittore e di seguito i brani che in qualche modo dobbiamo definire «originali». Pronta la risposta, piccata, dell’editore di La carte et le territoire, Flammarion, riportata dal sito: ma quale plagio, non c’è l’identità dell’autore, quindi non può essere plagio.
Quanto a lui, il povero Houellebecq beccato con le mani sul mouse, in una video-intervista rilasciata al sito del settimanale Le Nouvel Observateur si è ben guardato dal citare Carmbronne, ma ha parlato, fumando una sigaretta con molta nonchalance, come si addice a un vero francese anche nei momenti di embarras, di accusa «ridicule», come quella mossagli in passato di razzismo, ha ricordato, par exemple, le lunghe descrizioni enciclopediche di Jules Verne, e ha rivendicato il diritto, per ogni autore, di accedere e di utilizzare tutte le fondi d’informazione disponibili, incluse quelle fornite da Internet con l’accento sulla seconda «e». La scrittura, questo il senso della sua autodifesa, è in gran parte «patchwork».
Probabilmente, la cosa che gli ha fatto veramente male è l’accostamento della sua prosa a quella del ministero degli Interni, definita da slate.fr «houellebecquienne». Chissà se il suo avvocato vi ravviserà gli estremi della diffamazione. In ogni caso, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, le maudit Michel si consolerà pensando che questo polverone (anzi, polveroncino) gli porterà qualche decina di copie vendute in più. La pubblicità non sarà l’anima del progresso, ma tutto fa brodo. E grazie alla pubblicità, compresa quella negativa, tutto c’est plus facile.