Un «House party» per festeggiare l'anno del varietà

Va a finire che il 2016 sarà ricordato come l'anno del ritorno del varietà. Un format che un tempo si proponeva come un appuntamento fisso nella tv generalista, gradatamente soppiantato da formule più contemporanee, una su tutte il talent. Alcuni di questi esperimenti, ne abbiamo parlato nelle scorse settimane, hanno mostrato più luci che ombre. La prima puntata di House Party, andata in onda su Canale 5 il 14 dicembre, invece ha funzionato nonostante la lunghezza fiume di tre ore e mezzo. Ritmo, ospiti, comicità, belle canzoni, un corpo di ballo finalmente attuale, hanno garantito ingredienti consolidati e distribuiti su tempi giusti con alternanza di momenti diversi. Insomma, il programma è un contenitore per nulla noioso o démodé come altri programmi visti in tempi recenti.

La formula è quella di affidare ogni appuntamento a conduttori diversi. Maria De Filippi e Sabrina Ferilli sulla carta sembrano difficilmente compatibili, anche se si dicono amiche. L'una col suo stile minimale, asciutto, iper-professionale, di solito fredda e questa volta disposta allo scherzo. L'altra abbondante, casereccia, generosa, ancora un po' prigioniera della parlata romanesca, però abile a stare al gioco, accettare le provocazioni: molto più di una sparring partner.

La musica di qualità, nella piena tradizione melodica italiana, ha puntellato l'intera puntata: bravissimi Gianni Morandi alla chitarra acustica nel ricordo dell'amico Lucio Dalla, Elisa, Emma e Alessandra Amoroso (tra le nostre migliori voci femminili) alle prese con Tenco, persino il ritroso Francesco De Gregori che dopo i sessant'anni si è scoperto generoso e Fiorella Mannoia che ci regala una splendida cover della Cura di Battiato. E se a Francesco Totti, quando attaccherà le scarpette al chiodo, si può prevedere un futuro nell'avanspettacolo, Panariello e Iacchetti risultano fin troppo prevedibili e già visti. La leggerezza delle due soubrette e il buon lavoro degli autori hanno persino compiuto il miracolo di sottrarre Roberto Saviano al consueto fabiofazismo: di lì a farlo risultare sopportabile ce ne passa, però un primo passo verso la sua umanizzazione è stato compiuto.

Altri due punti forti sono l'eccellente coreografia di Giuliano Peparini, a dimostrazione che esiste un'altra via oltre a Luca Tommassini, un po' in stile Momix ma davvero bello. Esilarante, sul finale, la «finta morte» della Ferilli, che rivela la propensione giornalistica della collega De Filippi: è lei la vera protagonista dello show, abilissima a tenere i tempi e gestire gli imprevisti.

Non sarà facile nelle prossime puntate, con altri protagonisti, trovare lo stesso amalgama. La curiosità comunque resta viva. Un House Party niente affatto male, insomma.