Howe spinto da Lewis e Powell salta su un bronzo mondiale

Riscatto del giovane azzurro. Delude Gibilisco, fuori dalla finale dell’asta

da Mosca

È spuntato il primo fiore di Andrew Howe nell’atletica che conta: 20 anni e già un bronzo mondiale al petto. L’americano d’Italia, un salto dopo l’altro, uno meglio dell’altro (7,94; 7,88; 8,08; 7,65; 8,14; 8,19) si è conquistato il suo angolo di nobiltà ai mondiali indoor di Mosca. Terzo posto e record personale e italiano under 23 (era arrivato a Mosca con un 8,10), gara vissuta con grande determinazione e concentrazione. Howe ha dato il primo squillo al terzo salto quando Ignisious Gaisah, il ganese vincitore con m. 8,30, e Irving Saladino, panamense-novità (2° con m.8,29), erano già lontani. Howe ha conquistato il podio, eppoi lo ha rafforzato con gli ultimi due salti. Gara figlia del lungo lavoro invernale, del mese passato negli Stati Uniti dove Mike Powell e Carl Lewis hanno fatto ripetizione ad Andrew spiegandogli gli errori e migliorandone alcune particolarità: i professori saranno contenti, Howe bacia la scelta che quest’anno lo vedrà gareggiare prevalentemente nel lungo. La microfrattura al piede pare lontana, come pure le delusioni di Atene 2004 che finirono con l’allontanare il dolce ricordo dei mondiali juniores vinti a Grosseto poco prima nei 200 e nel lungo. I partecipanti al mondiale non sono la crema assoluta, ma Howe si presentava con il record personale più corto fra gli otto finalisti. Un bel salto in avanti.
«Ma le cose potevano anche andare meglio di così: non sono proprio contentissimo di questo risultato. Ora lo posso dire, io sognavo di vincere. Mi sono fatto un po’ male in qualificazione, ho preso una botta che non ho assorbito del tutto. Un bronzo al primo mondiale da lunghista, però, a pensarci bene, non è poi così male. Questo è un risultato che mi dà carica per il resto della stagione. Ci sono gli Europei di Goteborg, dove voglio fare una bella figura. La velocità? Non si può mai dire, potrei tornare ancora a correre, ma io comunque mi sento un saltatore». La disastrosa Italia di questi mondiali, comunque, torna a casa con una medaglia, terza negli ultimi dieci anni (ci sono stati gli ori di Fiona May e Camossi) dei mondiali indoor. Meglio dimenticare il resto. Gibilisco è in crisi: non si è qualificato per la finale dell’asta (non ha passato i m. 5,55 d’entrata), Giulio Ciotti settimo (m.2,26) nell’alto vinto dal russo Rybakov (m.2,37). Eliminati Camossi e Donato (triplo), Chiara Rosa (peso), Giaconi (semifinale 60 hs, oro a Trammel). Di Martino in finale nell’alto donne. Oro alla Lebedeva (m.14,95) nel triplo e Isimbayeva (m 4,80) nell’asta.