Hu Jintao avverte: "Il Tibet è un problema interno della Cina"

Il presidente cinese: &quot;Riguarda la difesa dell'unità nazionale&quot;. Pechino: &quot;Basta interferenze Ue&quot;. Arrestati 9 monaci: &quot;Mettevano bombe&quot;. <a href="/a.pic1?ID=254112" target="_blank"><strong>Giochi, il Cio zittisce gli atleti</strong></a>

Pechino - Il presidente cinese Hu Jintao ha rotto il silenzio che ha osservato dall'inizio della crisi del Tibet, affermando che si tratta di un "affare interno della Cina", e Pechino ha inoltre accusato il Parlamento Europeo di "interferire" nei propri affari interni. Ricevendo il primo ministro australiano Kevin Rudd sull'isola di Hainan nel sud della Cina, dove oggi si apre il convegno internazionale di Boao, Hu non si è discostato dalla linea dura seguita fino ad oggi da Pechino. "Il nostro conflitto con la cricca del Dalai Lama non è un problema etnico, religioso o di diritti umani", ha affermato, ma esclusivamente "un problema di difesa dell'unità della Nazione o di divisione della madrepatria".

In precedenza Pechino, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, aveva accusato Parlamento Europeo di aver "rozzamente interferito negli affari interni" della Cina con il suo invito ai capi di Stato a discutere della possibilità di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, l'8 agosto prossimo. Il Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace esiliato dal 1959, è stato accusato da Pechino di aver organizzato la rivolta che nelle scorse settimane ha investito la Regione Autonoma del Tibet e altre zone della Cina occidentale a popolazione tibetana, e in particolare le violenze anticinesi verificatesi il 14 marzo a Lhasa, la capitale del Tibet.

Hu Jintao, secondo l'agenzia Nuova Cina, ha detto a Rudd che Pechino "é pronta" a incontrare il leader tibetano, se questi dimostrerà di essere "sincero" e metterà fine alle attività "secessioniste" e a quelle volte a "sabotare" le Olimpiadi di Pechino. Dagli Stati Uniti, dove è da ieri per partecipare a una serie di attività religiose, il Dalai Lama ha ripetuto per l'ennesima volta di essere favorevole all'autonomia del Tibet all'interno della Repubblica Popolare cinese e di essere contrario al boicottaggio delle Olimpiadi. A un intervistatore che gli ha chiesto quale sia oggi il suo messaggio alla Cina, il premio Nobel ha risposto: "Non siamo contro di voi, io non voglio la secessione".

Proteste anti-cinesi a Delhi Oltre un migliaio di tibetani hanno manifestato stamattina a Delhi contro l'occupazione cinese in Tibet e le olimpiadi di Pechino. Come avviene oramai quotidianamente da quasi un mese, i tibetani scendono in piazza per chiedere il rispetto dei diritti civili in Tibet e l'autonomia dalla Cina. Il governo indiano ha circondato l'area dove sorge l'ambasciata cinese con barriere, filo spinato e cavalli di frisia, dopo che tre settimane fa alcuni manifestanti erano riusciti ad entrare nel compound dell'ambasciata e ammainare la bandiera rossa. Il governo di Delhi concede la possibilità ai tibetani di manifestare, ma sono nella zona dell'osservatorio astronomico, lontano dall'ambasciata cinese. Ieri Delhi ha detto a Pechino che il governo indiano non vieterà nessuna manifestazione di protesta tibetana, richiesta esplicitamente fatta dalla Cina all'India, e che invece è stata accolta dal governo del West Bengala. Lo stato con capitale Calcutta, da oltre 25 anni governato dal partito comunista molto vicino a posizioni cinesi, ha vietato qualsiasi manifestazione di protesta contro Pechino, ma nonostante ciò in questi giorni una media di 500 manifestanti al giorno sono scesi per strada in favore della causa tibetana.

Arrestati 9 monaci tibetani: "Mettevano bombe" Non si ferma la repressione del regime cinese. La polizia ha arrestato nove monaci buddisti tibetani sospettati di aver compiuto un attentato dinamitardo contro un edificio governativo. Lo dice l'agenzia 'Nuova Cina', affermando che l'attentato è avvenuto il 23 marzo. Il presunto "capo della cellula" e gli altri otto monaci hanno tutti "confessato", dice 'Nuova Cina', che insieme alla notizia degli arresti dà per la prima volta anche la notizia dell'attentato del 23 marzo, senza però specificare se vi siano stati vittime o danni. Secondo l'agenzia, il capo della "cellula" sarebbe il monaco di alto rango del monastero di Tongxia, nel distretto di Gyanbe.