Dopo Hubner il nulla: la parabola del Piacenza che non piace più

MILIARDI «Il presidente Garilli ha investito molto, ma a livello politico ha ricevuto pochi aiuti»

«Se piace, piace. Se non piace, Piacenza». Era il tormentone di Zelig, la chiosa di Peter, il personaggio bresciano interpretato da Leonardo Manera, nei dialoghi surreali con Claudio Bisio. Adesso il Piace non piace più, è penultimo in in serie B con 9 punti, già -5 dalla zona salvezza. Domani riceve il Torino, in settimana ha cambiato allenatore, l’ex granata Massimo Ficcadenti, 42 anni, al posto di Fabrizio Castori. È arrivato Antonino Imborgia, ex dg della Salernitana, come direttore sportivo, ruolo che era vacante; dalla società è uscito il gruppo Camuzzi, l’azienda della famiglia Garilli, che nel 2001 cedette all'Enel la distribuzione del gas metano in Italia, per dedicarsi a cantieri navali, arte e finanza.
Che nostalgia del Piacenza tutto italiano, per 8 anni in A, squadra autarchica e società modello, bel gioco e ingaggi contenuti. Il presidente Fabrizio Garilli vuole spendere il meno possibile, la piazza è fredda, dal ’91 ha sempre galleggiato fra serie A e B, sino ad allora vantava appena una salvezza in cadetteria.
Principale artefice della favola emiliana fu Gigi Cagni, 58 anni, senza squadra dopo l’esonero di Parma, 6 punti in 6 giornate prima che il presidente Ghirardi chiamasse Guidolin per la promozione. «Mi dispiace molto quanto sta accadendo - racconta -, ma era inevitabile. Il presidente non ha più voglia di impegnarsi nel calcio, si era affidato a un manager esterno, Maurizio Riccardi, suo uomo di fiducia che in questi anni non ha fatto grandi cose, anche perché inesperto di pallone». Il Piacenza non è stato una meteora, in A ottenne cinque salvezze, quattro consecutive, la prima con Cagni. «Per questa città il massimo campionato era un lusso, con soli 3mila spettatori». Una decina d'anni fa i tifosi biancorossi fermavano i giornalisti all'uscita dello stadio: «I Garilli hanno più soldi di Moratti, perché non li spendono?». La risposta al tecnico bresciano. «Dopo la salvezza chiesi all’ingegner Leonardo di tirar fuori due lire in più, per evitare di soffrire sino all'ultima giornata. “Lei mi dai un motivo valido per cui dovrei farlo”, replicò. Non è mai stato aiutato molto, a livello politico, aveva chiesto di costruire qualcosa, l’amministrazione non gli diede il permesso».
L’allenatore senza più baffi, patito della dieta a zona, è stato il tecnico dell'ultima serie A (2002-03, subentrato ad Agostinelli) e dello spareggio promozione mancato, a beneficio della Fiorentina. «Spero di no, lo sottolineo, ma se i biancorossi dovessero retrocedere non tornano più su, a meno che non subentri un presidente che spenda molto. Ma a Piacenza non c’è ritorno, nessuno del posto può far meglio. Fossi stato nel sindaco, avrei trattato meglio un uomo come l’ingegner Leonardo Garilli, che di miliardi comunque ne ha spesi».
La città resta fra le più vivibili d'Italia, si sta abituando a rinunciare al grande calcio. In rosa gli stranieri sono sette, unici di livello il belga Nainggolan e il discontinuo paraguayano Guzman. Nelle ultime 7 partite è arrivato un punto, Moscardelli (3 gol) fa rimpiangere i tempi di Mino Piovani, l’ala di fede leghista, e soprattutto Dario Hubner, 38 reti nelle ultime due stagioni biancorosse in A, nel 2001-02 capocannoniere assieme a Trezeguet. Storie irripetibili, in riva al Trebbia.