Hucknall e i suoi Simply Red Eterno mito sul palco del Forum

La band di Manchester conclude questa sera ad Assago la tournée italiana, all’insegna della nostalgia

Antonio Lodetti

All’inizio di novembre, quando il loro tour è partito dalla Royal Albert Hall di Londra, i Simply Red erano tornati alla grande, con il nuovo album Simplified terzo nelle classifiche inglesi e quarto in quelle italiane. Ora che la band di Mick Hucknall arriva a Milano (stasera al Forum di Assago) per chiudere il giro di concerti italiano, il cd è al quarantasettesimo posto della nostra hit parade.
Tempi duri per tutti, anche per la band di Manchester che ha superato abbondantemente i quaranta milioni di album venduti in carriera (nonostante il passo falso di Love In the Russian Winter del 1999) ed è arrivata al numero uno in America. Senza parlare dell’Italia, dove la band vanta una valanga di fan superaffezionati e Home (il cd di due anni fa)è stato un best seller assoluto.
A Milano dunque il pubblico li aspetta con l’impazienza e l’affetto di sempre. Sono la classica band a cui si rimane fedeli, che nessuno critica e che nessuno più esalta perché sono un classico: le canzoni sono belle e piacevoli, ben arrangiate, col giusto mood, né troppo impegnate né troppo semplici, e poi c’è la voce di Hucknall così avvolgente e tentatrice. Sono una garanzia anche se sono cambiati parecchio.
Sarà la mezza età, sarà il megaconcerto estivo a Cuba (da cui è stato tratto un dvd) che ha fatto loro girare la testa con i suoni e i ritmi caraibici. Hucknall e compagni si presentano sul palco con un’orchestra di archi, fiati e coriste. Si parte dunque con sonorità più sofisticate e delicate del solito; lo scatenato diavolo rosso Hucknall è oggi un cantante-interprete dai mille volti.
Un po’ crooner un po’ funky, un po’ sensuale un po’ intimista, eroe del pop-soul bianco che vuol rimanere in equilibrio tra il ritmo scatenato e la rotonda morbidezza della melodia.
«Direi che la nostra musica odierna è la perfetta sintesi delle esperienze passate, un giusto incrocio di suoni, colori, sensazionie poesia», sottolinea Hucknall. Quindi meno ritmo, meno sovrapposizioni tra ruggiti funky e inquiete articolazioni rhythm and blues venate di pop e di soul.
Anzi, brani come A Song For You (del mitico Leon Russell, pittoresco polistrumentista e autore che divenne famoso accanto a Joe Cocker) o una strana cover della Positively 4th Street di Dylan («Lo stile di Dylan non c’entra niente con il mio, ma le parole di quel brano sono lo specchio di una parte della mia vita, così ho deciso di registrarla su Home e di portarla in giro in concerto», sottolinea Hucknall), hanno il sapore della ballata sentimentale e struggente.
Inutile dire che, negli spettacoli visti finora, il momento più esaltante è quello in cui l’orchestra abbandona i ferri del mestiere e i Simply Red si lasciano andare con brani ringhiosi e martellanti come It’s Only Love, Sunrise, A New Flame, The Right Thing, Fairground.
Qui si va a briglia sciolta, si accende la fiamma del rhythm and blues fatto di emotività, ricco di sanguigna ironia e di carica vitale.
Allora la gente balla, si scatena, rimandando ai tempi in cui la band spopolava con il disco d’esordio dell’85 Picture Book (nelle classifiche inglesi per più di due anni e mezzo) con Men and Women (il disco della consacrazione), con New Flame e Stars, tappe di un glorioso passato che i Simply Red cercano di tenere alto con un occhio al loro passato ed uno ai suoni che fanno tendenza.