Lo humour di Altieri, antidoto al mal di vivere

Segnalo innanzitutto ai lettori, ma anche agli amici editori «grandi», uno scrittore di eccezionale talento scoperto da una piccola casa editrice, la SEF (Società Editrice Fiorentina). Il suo nome è Fabrizio Altieri, leggo sulla copertina che è ingegnere e che insegna in un Istituto Tecnico. Altieri è al secondo libro: il primo era un romanzo e parlava dell’invenzione di una bambola «particolare» (con alcune pagine tra le più esilaranti che abbia mai letto).
Ma volevo attendere il secondo per essere sicuro di non sbagliarmi. Ed eccolo qui: Maremma safari e altri sogni (SEF, pagg. 95, euro 12). Si tratta di una raccolta di racconti ciascuno dei quali ruba, con garbo e personalità, la maniera di altri narratori per ordire storie sempre sorprendenti, piene di humour, ironia e insieme malinconia e inquietudine.
C’è, ad esempio, la storia di un treno merci che, ai primi del Novecento, trasporta attraverso la Maremma (luogo mitico e selvaggio) un carico di animali feroci e che, per un deragliamento, libera gli animali che si sparpagliano per tutta la campagna, creando mille storie impreviste. C’è il racconto di un gruppo di finti intellettuali russi che a Parigi, anno 1912, ordiscono il furto del secolo ai danni di un ingenuo connazionale.
C’è la storia di un meeting spazio-temporale (con annessa scena di guerra) tra un signorotto rinascimentale che raggiunge la sua residenza estiva e gli amministratori che oggi gestiscono quella stessa residenza come patrimonio del Comune. Dove si dimostra che i vecchi ci sapevano fare. C’è la fulminante, brevissima storia di un gruppo di storpi che non ha nessuna voglia di farsi miracolare da un santo. E tante altre.
Ogni storia un universo a sé, ma tutte perfettamente definite dalla prima azione del libro: un deragliamento. Il treno è deragliato per non investire un uomo che voleva uccidersi. Così è la letteratura, per Altieri: un vero antidoto alla morte, l’imprevisto che ci fa vivere, perché di previsioni si muore.
Altieri non appartiene a nessuna scuola letteraria particolare, non segue nessuna moda, e la sua vena fantastica è pur sempre una vena «di terra», contadina, come lo è stata per Collodi o per il Fucini de Il matto delle giuncaie. Il suo è un talento puro, nato dalla terra, come quello di Andrea Vitali, Guido Conti o Roberto Perrone. Un talento che ha bisogno solo di nuove sfide.