Huntelaar, l’ultimo lanciere per infilzare sir Ferguson

«È vero, volevo andarmene». Tutte le grandi storie d’amore, calcio compreso, cominciano con la tentazione di una fuga. Vale anche per Klaus Jan Huntelaar, olandesino di 26 anni che nel Milan ha già una media invidiabile, 1 gol ogni 120 minuti. «Quando si presentò in sede per chiedere la cessione al Tottenham l’ho cacciato via» la confessione postuma di Adriano Galliani che pure ebbe sul tavolo il nome di Nenè da chiedere al Cagliari in quelle stesse ore. «Huntelaar è un centravanti, bisogna servirlo» aggiunge adesso il vice-Berlusconi che se lo coccola a dovere, martedì sera il Milan dovrà puntare ancora su di lui in Champions contro il Manchester (Borriello non ce la fa). «Il mio obiettivo è far bene per meritarmi il mondiale, spero di avere altre occasioni nel Milan» confessa l’olandesino accolto al tavolo di Seedorf, ma diventato nel frattempo inseparabile con Flamini. Lui voleva andarsene, il Milan immaginava di riparare alla partenza con un altro brasiliano, ma poi è stato il destino a rimettere insieme Huntelaar, il gol e il Milan. Con l’infortunio toccato a Borriello e i due sigilli raccolti contro l’Udinese, i primi dopo un lungo e preoccupante digiuno. Merito anche degli assist di Ronaldinho, d’accordo, ma prova provata del suo talento balistico. «Dategli palloni e vedrete che farà gol» promette adesso Galliani sintonizzato con Leonardo sulla stessa lunghezza d’onda.
A dispetto dei giudizi sprezzanti di Zorro Boban che, dal pulpito di Sky, sostiene che «Huntelaar non è un centravanti da Milan, ha fatto soltanto il gol contro l’Udinese» il suo verdetto venerdì notte prima d’incrociare il suo giudizio con quello degli addetti ai lavori. È vero Boban è uno che ha giocato con Papin e Weah, ha giocato con Bierhoff e Marco Simone ma ha pure giocato con Ganz e Huntelaar di questo drappello non è certamente l’ultimo della lista. Specie se si lavora sul suo talento grezzo, se Dinho e soci cominciano a conoscerne le cadenze e i movimenti in particolari. Borriello non recupera (Seedorf, Antonini e Thiago invece sì), Inzaghi resta in un cono d’ombra e Huntelaar, pupillo in passato di sir Ferguson, arrivato a San Siro per ammirarlo, si avvia a capovolgere una classifica che sembrava scolpita sulla pietra oltre che dalla storia dei record di SuperPippo sempre alla ricerca di scavalcare quel maledetto Gerd Muller che gli fa perdere ancora il sonno.
Huntelaar voleva andarsene, il Milan ci stava pensando ma in poche ore e in pochi giorni, è cambiato tutto. Ed è diventato il lanciere da spedire all’assalto dell’United. Pato è ancora molto affaticato, Dinho si è specializzato nel creare opportunità, toccherà ancora a Huntelaar far dimenticare grandi assenti e carenze.