Hunziker: «Mi manda Liza Minnelli»

Un musical attuale che trova la sua chiave di lettura nell’ambiguità ideologica: con la scena zeppa di specchi tagliati che riflettono le immagini di una verità frammentata, occultata, taciuta. Cabaret, nido di ambiguità e indifferenza, culla della vita frivola e superficiale, ha una nuova regina: Michelle Hunziker. Dopo gli applausi raccolti al milanese teatro della Luna, la bionda soubrette svizzera debutta domani al Sistina con Cabaret, con la regia di Saverio Marconi, testi di Joe Masteroff, e colonna sonora di John Kander e Fred Ebb. Fonte inesauribile d’ispirazione per il cinema e il teatro - uno per tutti il lungometraggio di Bob Fosse del ’72, vincitore di 8 premi Oscar tra cui la statuetta per la miglior attrice Liza Minnelli - il musical, che nel ’98 ispirò anche il regista di American Beauty Sam Mendes, è tratto dal racconto di Christopher Isherwood Addio a Berlino in cui si narra la scalata al potere dei nazisti nella Berlino degli anni ’30. Osservatorio privilegiato della vicenda, letta attraverso gli occhi di uno scrittore che fissa sterilmente gli eventi, è il fumoso e trasgressivo Kit Kat Klub animato da un ambiguo maestro di cerimonie (Christian Ginepro). Nel locale tra le girl in bombetta e reggicalze si esibisce Sally Bowles (la Hunziker), una bomba sexy ingenua e frivola. «Si atteggia a donna vissuta, in realtà Sally è una ragazza che ha paura di affrontare la vita e non esita a rinunciare all’amore. È un’illusa. Sogna di diventare una star del cinema buttandosi dal trampolino del Kit Kat Klub, ma alla prima difficoltà si fa mettere i piedi in testa dal fidanzato, rinunciando anche alla maternità» spiega la Hunziker che torna alla ribalta dopo gli allori di Sanremo e l’exploit di Tutti insieme appassionatamente. Allora la sfida in proscenio era aggiungere qualcosa di biondo all’icona della solare e positiva Julie Andrews, stavolta la soubrette più amata dai telespettatori di Striscia la notizia e Paperissima sfiderà un monumento, Liza Minnelli. Ci proverà sia coprendo la sua chioma biondo platino sotto un caschetto nero, che modulando la voce addomesticata per intonare Mein herr.
«Decidere di fare Cabaret è stata tosta. Quando Saverio mi ha proposto di fare Sally ho provato un’emozione pazzesca - dice la Hunziker, che prima del debutto milanese, ha ricevuto un “in bocca al lupo” proprio dalla mitica Minnelli, incontrata a Berlino -. Sono andata a pescare le emozioni di una donna vera. Sulla scena mi limito a interpretare le mie: Sally è una ragazza che ha avuto paura, ma a volte i timori fanno bene» chiosa la Hunziker, partita in sordina nel laboratorio teatrale di Zelig dove ha annusato l’odore del dietro le quinte. «Allora l’unica preoccupazione era la stessa di oggi, far divertire il pubblico. Spero di riuscirci nel tempio della commedia all’italiana che per l’occasione si truccherà da cabaret».
Nel cast Gianluca Ferrato, Silvia Di Stefano, Michele Radice, Emiliano Geppetti, Silvana De Santis, e il corpo di ballo. Orchestra del maestro Giovanni Monti; coreografie di Fabrizio Angelini. Repliche fino al 17 giugno.