Huxley, le porte della confessione

Coraggiosa iniziativa di un piccolo editore, Cavallo di Ferro, che pubblica una nuova traduzione de I diavoli di Loudun (pagg. 394, euro 18,50, traduzione di Matteo Ubezio), studio storico di Aldous Huxley presente nel catalogo di un grande editore.
Loudun, a una quarantina di chilometri da Tours, è oggi una operosa cittadina circondata da una bella campagna, con una torre del Mille, una chiesa in gotico fiammeggiante e ridenti giardini, ma nel 1633 fu teatro di uno scandalo che ebbe per protagonista il reverendo Urbain Grandier, dalla oscura vita licenziosa, ma strenuo oppositore di certi interventi impopolari previsti da Richelieu nei centri di provincia. Suor Giovanna degli Angeli, superiora delle Orsoline, gli offrì di diventare il confessore del convento di clausura, ospitandolo al suo interno. Non avrebbe dovuto. Rifiutata come amante, fu presa da una furia isterica che si trasmise alle consorelle. Grandier, accusato, finì nelle mani di zelanti esorcisti e abili torturatori.
Fu una storia atroce, trasposta anche in un brutto film di Ken Russell, malgrado Oliver Reed e Vanessa Redgrave, che non rendeva onore al libro. Huxley lo scrisse nel 1952, stava in America, s’era inoltrato in un misticismo sui generis influenzato dal buddhismo e dalle filosofie orientali, da lì a poco avrebbe scritto Le porte della percezione sull’esperienza personale con gli allucinogeni, e non avrebbe mai immaginato, morendo nel ’63, di diventare, lui che aveva sempre combattuto le mistificazioni snaturanti della società di massa, un personaggio-culto tra i figli dei fiori e gli psichedelici.