I 10 comandamenti del boss "Non tradire la moglie"

Nel covo di Lo Piccolo un vademecum del perfeto mafioso scritto in italiano incerto: "Se Cosa nostra chiama, si corre anche se la donna sta partorendo"

Eviterei la denominazione «dieci comandamenti». D’accordo sui mandamenti ma lascerei perdere il Catechismo e la Sacra Bibbia. I pizzini ritrovati nella villetta di Giardiniello hanno alcune caratteristiche da cabaret: sono scritti a macchina, con carattere da prima o seconda riga del tabellone oculistico, per agevolare la lettura di uomini affaticati dal logorio della vita quotidiana. Essi, i pizzini, sono stati rinvenuti tra pacchi di citrosodina, pistole, santini, immagini della Madonna, bottiglie di whiskey dozzinale, sigari da boss e bossoli non ancora fumanti, un bazaar in fallimento.

Le regole del perfetto uomo d’onore, in alcuni passaggi, sembrano quelle delle giovani marmotte o degli iscritti a un circolo ricreativo. L’italiano utilizzato dal legislatore (!) fa venire in mente certi opinionisti e conduttori delle trasmissioni televisive di sport, «si ci deve portare rispetto alla moglie», dice la norma numero sette dove il «si ci» potrebbe provocare sanguinamento delle gengive ma questo vuole il dialetto dell’isola. Alcuni sostantivi come «taverna» «sbirri» «comparati» erano dati in via di estinzione, vintage della lingua madre. Il ruolo della donna risulta comunque determinante. Il totale porta a una sola considerazione: mai un cornuto può sognarsi di entrare a far parte del club. Andiamo per ordine.

Primo dovere: «non ci si può presentare da soli a un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo», evitare, dunque, di esibire il biglietto da visita, finireste a pernacchie se non peggio. Punto secondo: «Non si guardano mogli di amici nostri», eventualmente se è lei, la sfacciata, a guardare, sbirciare, provocare, l’interessato dovrebbe voltarsi dall’altra parte, uomo e non ominicchio. Terzo punto: «Non si fanno comparati con gli sbirri», i compari sono gli amici, un po’ troppo amici, a volte complici, gli sbirri sono quelli che sono, agenti di polizia trattati ancora peggio, da sbirri appunto. Si passa poi agli svaghi: «Non si frequentano né taverne, né circoli», vita morigerata e di assoluta fedeltà, dunque, tutto Casa e Cosa (nostra). Fedeltà totale anche ai datori di lavoro. Infatti il comma successivo prescrive: «Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a Cosa nostra. Anche se cè la moglie che sta per partorire», cè, testuale, senza l’apostrofo che è roba superflua, sospesa, invisibile, la sostanza comunque cè: prima il padrino e poi il padre. Per evitare scuse e giustificazioni ecco l’avvertimento: «Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti», una controllatina all’orologio non fa mai male, anche negli attentati; si procede con quel «si ci» di cui sopra e a seguire ecco l’appello all’onestà: «Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità», non è specificato, nell’articolo in questione, da «chi» si è chiamati ma la soluzione dell’enigma sembra elementare. Avanti: «Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie», furto proibito, c’è già il pizzo che provvede. A concludere ci sono le controindicazioni per l’iscrizione al club: «Chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine» «chi ha tradimenti sentimentali in famiglia» «chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali». Il tutto incartato dalla premessa, la carta d’accesso, la password di Cosa nostra: «Giuro di essere fedele. Se dovessi tradire, le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine», e qui vengono in mente certe scene tragiche dell’Isola dei famosi, mentre la soubrette in studio strilla e i naufraghi mettono ad ardere le fotografie dei concorrenti da eliminare. C’è poco da ridere. È realtà non reality.