I 50 anni dell'Unione europea. Napolitano: "La firma dei Trattati una svolta epocale"

Dalle celebrazioni solenni di Roma ribadita la necessità di un'Europa
più forte. Il premier Prodi: "Di fronte al mondo che
cambia l'Ue non è più una scelta ma una necessità&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=166060">Il documento che sarà firmato a Berlino</a></strong> non contiene la parola &quot;costituzione&quot;

Roma - A cinquant'anni dalla firma dei trattati di Roma la necessità di un rilancio dell'Europa è emersa con forza dalle celebrazioni nella capitale italiana: da Napolitano a Prodi, da Marini a Bertinotti, le massime cariche istituzionali e di governo (parlamento riunito in seduta comune per celebrare la firma dei Trattati) hanno ribadito che le impasse vanno superate per proseguire sul cammino voluto dalla firma dei trattati di Roma mezzo secolo fa. "La firma dei Trattati resterà una svolta epocale. Mai c'era stato il tentativo di mettere insieme i maggiori paesi dell'Europa continentale". È quanto ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenendo nell'Aula di palazzo Madama, per la cerimonia celebrativa dei Trattati di Roma, ha sottolineato di volere "un'Europa forte, efficiente, adatta ad affrontare le sfide globali. Perché di fronte al mondo che cambia l'Europa non è più una scelta ma una necessità, un imperativo. Abbiamo voluto un'Europa allargata - aggiunge il premier - che oggi rappresenta il più grande spazio al mondo di pace, democrazia e benessere".

"Cinquant'anni fa in Campidoglio nasceva quella che fu chiamata la 'piccola Europa'. Piccola solo nei confini iniziali, ma grande per i Paesi che si riconoscevano e, soprattutto, per la loro prospettiva aperta al sogno dell'integrazione del Continente". Sono le parole con cui il presidente del Senato, Franco Marini, ha aperto la cerimonia celebrativa, a Palazzo Madama, per il cinquantesimo anniversario dei Trattati. "Innestare, all'interno di un continente che era stato teatro di guerre e di divisioni plurisecolari, uno spirito nuovo, capace di governare le differenze senza tuttavia negarle, valorizzandone anzi la ricchezza e la pluralità; accettare il rischio, ma anche le straordinarie opportunità, di un progetto in grado di sorreggere uno sviluppo comune". È questo secondo il presidente della Camera Fausto Bertinotti "lo spirito" che l'Europa deve recuperare "per rilanciare un progetto ambizioso, un progetto che tuttavia resta ancora oggi incompiuto".

"Perché il processo di integrazione avviato sia veramente fecondo occorre che l'Europa riconosca le proprie radici cristiane". A chiederlo è il neo presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, nella sua prolusione al Convegno dei Vescovi Europei sui 50 anni del Trattato di Roma. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato invece che "i prossimi obiettivi dell'Unione europea devono essere la costituzione di un esercito europeo e la maggiore tutela delle specificità nazionali". E ha poi spiegato che "bisogna andare verso un esercito europeo", sottolineando anche che "non ci sarà uno Stato federale europeo neanche tra 50 anni. Manterremo la molteplicità degli Stati nazionali".