I 50 anni di Ken: una vita all’ombra di Barbie

Muscoloso e belloccio, l’eterno fidanzato della bambola bionda è da sempre discriminato. Il suo è un ruolo da comprimario e deve anche sopportare il rivale Big Jim. Fino all’ultima beffa: tradito dalla sua bella, ora deve pure cercare di riconquistarla

Per lui non si mobiliterà mai nessun giornale di sinistra. Niente firme o cortei in piazza per difendere il suo orgoglio mascolino depauperato di tronista cornificato. Eppure, i presupposti ci sarebbero eccome perché tra tutti i giocattoli creati negli ultimi decenni, per il sollazzo del baby gentil sesso, non ce n’è uno più discriminato di Ken. Quest’anno, il bambolotto compie 50 anni e la sua è stata un’intera esistenza vissuta nell’ombra di quel sorriso fintamente plastico della Barbie. Mettetevi, se ci riuscite, nei panni di uno che ha un cognome, Carson, che tutti ignorano e che per essere riconosciuto deve per forza qualificarsi come ilKendellaBarbie altrimenti nessuno capisce che si sta parlando di lui. Fosse successo a parti inverse (bambole gonfiabili escluse, si intende) le femministe avrebbero gridato allo scandalo. Invece, no. Noi uomini non sappiamo essere solidali. Ognuno ha già le sue grane da grattare con la propria compagna senza doversi far carico dei problemi degli altri. Figuriamoci di un bambolotto. Eppure, la storia di Ken ha tutti i presupposti per scatenare pagine indignate sui giornali di cui sopra o, come minimo, un girotondo che, come si sa, non si nega mai a nessuno. Già il fatto di essere stato «partorito» solo per dare un’immagine più ortodossa alla bionda fashion garantendole, anche agli occhi dell’opinione pubblica, una relazione stabile, dà l’idea di che considerazione si possa avere di lui. Lei, nuovo Adamo, lui, come costola, nuova Eva. Un bambolotto nato solo per capriccio e diletto di una femmina a cui le avevano destinato tutto fin da subito: casa da capogiro, guardaroba firmati, macchine da sogno. Tutto, certo, tranne quell’accessorio che, anche se si è fatti di gomma, evidentemente, se ne sente la mancanza. Anzi, sarebbe meglio non toccare questo argomento perché sui muscoli i creatori non hanno certo lesinato ma proprio lì, al «dunque», il povero KendellaBarbie non è che spicchi in mascolinità. Altro che silhouette: qui siamo a livelli di sottilett. Per lui, calma patta, pardon, piatta. Con in più quel Big Jim superdotato che finiva inevitabilmente, nei giochi infantili, per sedurre la sua Barbie. Mica stupida, del resto, la bambolina.
Oltretutto, per stare accanto a questa oca biondo platino, il povero KendellaBarbie ha dovuto fare ogni tipo di lavoro, compreso il pizza boy. Capite? Lei star delle passerelle, lui re delle mozzarelle. Ha cambiato più professioni lui che idee un politico, primo grande lavoratore precario del mondo del giocattolo. Con che prospettive poi? Nessuna. Matrimonio? Neanche a parlarne. Lui doveva essere l’eterno fidanzato della Barbie. Amen. Ha sopportato di tutto, povero KendellaBarbie, come capita a ogni uomo che, anche nel mondo reale, cerca di tenersi stretta una gnoccolona simil Barbie. Nel ’93, lo hanno trasformato in Earring Magic Ken, con capello biondo tinto, camicia viola, maglia color lavanda e orecchino al lobo sinistro. Risultato? È diventato una icona gay, andando a ruba nei negozi. Nel 2004, si sono inventati anche una separazione in stile hollywoodiano, con tanto di comunicato ufficiale. La colpa, neanche a dirlo, l’hanno data interamente a lui. Pare fosse riluttante a mettere l’anello al dito alla longilinea. Ma stiamo scherzando? I siti di gossip, infatti, hanno raccontato la verità e cioè che dietro alla separazione c’era, in realtà, un surfista australiano di nome Blaine che aveva fatto girare la testa alla bambolina. Cornuto e mazziato. C’è di peggio? Eppure, povero bambolotto, al cuor, pur di plastica, non si comanda e nel 2006 ecco la prima timida riappacificazione, ma non a livello ufficiale, anche se a lei, nel frattempo, il girovita si era allargato.
Ora, che ha 50 anni e con il forte sospetto che in tutti questi decenni con la biondina lui non abbia mai nemmeno consumato, gli tocca anche aspettare l’esito di un sondaggio per sapere se potrà ufficialmente tornare con la plastificata oppure no. La domanda? «Barbie dovrebbe riprendersi indietro Ken?». Cioè, lui, cornuto, deve riconquistare lei a suon di dolci parole che griderà alla sua amata alle 19 di oggi, alla Plaza Callao di Madrid, in un modernissimo flash mob romantico. Con il rischio, poi, che decidano, come in una soap, di farli anche sposare. Ecco, ci ribelliamo. Saremo uomini e anche un po’ fessi ma non siamo quelli che tifiamo per l’happy end a ogni costo. Come si racconta in una barzelletta, a noi maschi di un film porno non interessa sapere se, alla fine, i due amanti si sposeranno. Eppoi, ci manca solo che il KendellaBarbie si ritrovi a dover vivere, nella casetta rosa, anche con la suocera. C’è un limite a tutto, povero Ken; soprattutto al peggio.