I 90 anni di Van Johnson divo dell’America ottimista

Tra i suoi film «Joe il pilota» con Spencer Tracy e «L’ultima volta che vidi Parigi» con Liz Taylor

Adriano De Carlo

La morte di June Allyson, a 88 anni, ha riportato alla memoria un attore che divenne il suo omologo, il rosso e lentigginoso Van Johnson, appunto il ragazzo della porta accanto. Mercoledì l’attore compirà novant’anni. Alto, massiccio, il ritratto della salute, rassicurante e disinvolto, fece coppia con la Allyson in alcune pellicole, come Due ragazze e un marinaio (1944). In realtà Johnson aveva rispetto alla Allyson una maggiore sensibilità e capacità recitative a volte sorprendenti. Il suo duetto con Spencer Tracy in Joe il pilota (1943) lo lanciò definitivamente e per un decennio almeno fu un divo amatissimo.
Era il contraltare del looser, il perdente di successo come John Garfield, Bogart, Montgomery Clift, sembrava incarnare l’ottimismo di una nazione che specie durante la guerra aveva un desiderio disperato di sognare. E Johnson pagò in seguito e senza colpa l’omologazione in un ruolo in apparenza stucchevole, travolto da quegli stessi perdenti che pochi anni prima l’America rifiutava. Eppure sapeva interpretare col giusto piglio classici dello schermo come Bastogne, L’ammutinamento del Caine, L’ultima volta che vidi Parigi, nel quale, accanto a Liz Taylor, strappava lacrime non banali in un film tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald.
Quarantenne, abbandona la Metro Goldwyn Mayer dopo quindici anni e con la Fox lascia il segno in due vicende drammatiche: il giallo 23 passi dal delitto (1956), nel quale è uno scrittore cieco che s’improvvisa detective e Il fondo della bottiglia (1956). Ha così inizio il suo inarrestabile declino, qualche film di poco conto o in ruoli di spalla, come Appuntamento sotto il letto, con Henry Fonda, molta tv, un po’ di teatro e poi la sorprendente apparizione in due film italiani, Il prezzo del potere, un eccentrico western spaghetti con Giuliano Gemma che adombra le vicende che hanno condotto alla morte John Kennedy. Infine a settant’anni è uno dei protagonisti di un’altra pellicola anarchica, diretta da Stefano Reali, Laggiù nella giungla, che segna la fine della sua carriera cinematografica.
A novant’anni Van Johnson rappresenta con dignità una generazione perduta, lui che fu tra i protagonisti di una stagione irripetibile. In fondo per meglio comprendere quello che l’attore celava dietro quel volto sorridente e rassicurante, alcune cicatrici impressionanti sulla fronte, causate da un incidente d’auto.