I BALLI CON LE STAR PERDONO SPONTANEITÀ

L’anno scorso un varietà insolito come Ballando con le stelle seppe attirare l'attenzione e il gradimento del pubblico per alcune caratteristiche indovinate. Funzionò la sorpresa nel constatare che i cosiddetti vip, quando sono chiamati a ballare, non danno il peggio di sé come accade quando si trasferiscono su un'isola, o vengono ospitati in una beauty farm o in una fattoria. Alle prese con il richiamo ancestrale del ballo, chiamati a gesti e movenze che appartengono in modo naturale all’immaginario collettivo, seppero conquistare molte simpatie mostrando una naturalezza e un impegno assai più credibili di tanta sbandierata «verità» millantata nei reality che vanno per la maggiore. Funzionò anche il clima festoso, una certa scioltezza del programma che alternava con sapiente dosaggio le parti in diretta a quelle registrate in cui veniva mostrato l'apprendistato al ballo di tanti personaggi a digiuno di nozioni in materia, ma disposti con determinazione a imparare e mettersi in gioco grazie all’aiuto di istruttori incaricati di instradarli. Non che quest’anno tutte queste qualità si siano perse, né sarebbe possibile perché la struttura del programma è rimasta la stessa. Però qualche «scivolata» si nota, come talvolta succede allorché il successo inaspettato di un’edizione dà un po’ alla testa e rischia di rovinare quanto di buono era stato fatto. Ad esempio quest’anno, almeno nella prima puntata, si è andati per le lunghe oltre ogni ragionevole misura, e se tale abitudine è ormai inveterata nel campo dei varietà non per questo bisogna rassegnarvisi. Protrarre i balli fin quasi all’una di notte significa farseli venire a noia e rischiare di togliere l'appetito per la puntata successiva. Ma non è solo la lunghezza a pesare sul debutto di questa seconda edizione di Ballando con le stelle (sabato su Raiuno, ore 21). Un po’ per la presenza di una primadonna come Maradona, che reclamava inevitabilmente fin troppo spazio e attenzioni, un po’ per un cast che sembra meno indovinato rispetto al precedente, un po’ perché la «seconda volta» sembra tutto un po’ meno spontaneo, l’atmosfera del programma ha abbondato di caciara, di siparietti ripetitivi e forzati (troppi applausi e salamelecchi tra i concorrenti al rientro dalle rispettive esibizioni) e non è stata tenuta sufficientemente a freno da Milly Carlucci, che avrebbe dovuto dare un po’ d’ordine all’insieme. Due elementi rimangono uguali rispetto allo scorso anno: Paolo Belli continua a urlare e il direttore di rete Fabrizio Del Noce continua a presenziare facendosi inquadrare. Ma non era di questo tipo, forse, la continuità che ci si aspettava.