I bambini delle elementari imparano «Bandiera Rossa»

«Piccole» mani sventolano «piccole» bandiere della pace, mentre dagli altoparlanti si sente: «Avanti popolo, alla riscossa, bandiera rossa trionferà».
Ancora una volta, l’occasione per strumentalizzare gli alunni degli istituti scolastici c’è stata, e ha un nome, anzi una data, che un nostro affezionato lettore non dimentica: 25 aprile 2009.
Il signor Francesco M. racconta, senza mezzi termini, che sabato pomeriggio, per la festa della Liberazione, nella delegazione di Prà, c’era poca gente a festeggiare davanti alla piazza del Municipio. Cosa fare? L’unica soluzione che gli organizzatori del corteo hanno trovato, dopo attimi di panico, è stata questa: far partecipare anche i più piccoli. «I bambini della scuola elementare Thuar - racconta mugugnando il signor Francesco - sono stati portati alla manifestazione con lo scopo di far numero».
Eccoli, «quei piccini», tutti lì, in fila, con quelle bandierine colorate strette tra le mani ad ascoltare «Bandiera rossa». A Prà, in occasione del 25 aprile non sono stati taroccati i manifesti come è accaduto in Regione, ma si è ugualmente voluto calcare la mano. Tutti pronti a far risuonare per tutta la piazza quel vecchio «motivetto» ben distante dal repertorio classico e dalla «tradizional-popolare» canzone evergreen «Bella ciao», da sempre ai primi posti nella classifica della festa della Liberazione. «Trovo che sia stato scandalosamente di cattivo gusto usare l’ingenuità dei bambini di sei, sette, otto anni per i propri fini ed interessi politici - aggiunge il nostro lettore -. Non è giusto che la loro voglia di far festa e di giocare venga strumentalizzata in questo modo».
Il corteo dei «piccoli» sbandieratori della pace partito nelle prime ore del pomeriggio di sabato 25 aprile da via Fusinato, si è poi snodato per le strade di Prà fino a sciogliersi davanti al comune. È qui che, fiato alle trombe, si sono sentite quelle melodie «rosse» diffondersi nell’aria «viziata» del ponente genovese.
«La maggior parte di quei bambini - conclude il signor Francesco - non sapevano neppure cosa stavano ascoltando e il senso di quelle parole».