«I bambini di via Quaranta ora hanno paura»

La Provincia: «Non si è agito per tempo». Replica Simini: «Da due anni scriviamo alle famiglie»

Andrea Fontana

«I bambini cominciano ad avere paura, lasciateli tranquilli». Aly Sharif, direttore della scuola egiziana Fajr chiede di spegnere i riflettori su via Quaranta: un «break» almeno fino all’incontro di domenica tra i genitori e il direttore scolastico regionale Mario Dutto. La settimana di fuoco vissuta dal centro islamico, con l’istituto chiuso per spazi inagibili, le lezioni bloccate, la denuncia per evasione scolastica che incombe e, da ultimo, l’apertura di un’inchiesta da parte della procura: ce ne sono di episodi per spaventare i fanciulli che escono dal cortile dello stabile di via Quaranta con il pallone tra i piedi.
Non possono stupirsi però i loro genitori, l’azione della procura di Milano è solo la fase operativa della battaglia all’evasione scolastica che Palazzo Marino conduce ormai da due anni. Un’operazione in tre mosse per fare in modo che i bambini in età scolare stiano dove devono stare: tra i banchi. Punto primo: confronto tra anagrafe cittadina ed elenchi scolastici e richiesta di informazioni alle famiglie dei bambini «assenti» alle lezioni, solo nell’anno scolastico 2003-2004 queste lettere hanno sfiorato le quattromila. Punto secondo: verifica delle situazioni irregolari e sollecitazione alle famiglie. Punto terzo: segnalazione alla Procura. Un iter laborioso che «non avviene solo per i bambini di via Quaranta» aggiunge l’assessore all’Educazione Bruno Simini: 1455 segnalazioni due anni fa oltre mille nell’anno scolastico concluso a giugno.
Nel secondo elenco, quello relativo al 2004-2005, la gran parte dei 327 egiziani inadempienti all’obbligo scolastico sono i bambini della Fajr. Genitori avvisati già due anni fa quindi, per i quali si è già passati attraverso le fasi uno e due: lettera e sollecitazione. «In questi due anni le famiglie interessate hanno avuto modo di riflettere sul problema dei figli a scuola - precisa Simini -: a chi non aveva capito che era una questione seria, quest’anno c’è stato anche il sollecito». Messaggi chiari per ventiquattro mesi nella buca delle lettere di via Quaranta, sembra dire l’assessore, tanto più che per gli allievi dell’istituto egiziano «c’è una doppia complicazione - aggiunge - Oltre ad avere trecento o quattrocento bambini in quella lista, c’è il fatto che la loro è una scuola finta e con un’organizzazione non consentita: un’aggravante».
Messaggi chiari da piazza Della Scala, con il Comune che non ci sta a fare il lupo cattivo della situazione e ci tiene a ribadire tempi e metodi usati nel caso via Quaranta. «Il tempo del dialogo c’è e c’è stato in questi due anni» conclude l’assessore.
Tempo sprecato invece, secondo il presidente della Provincia, Filippo Penati, che questi messaggi chiari sembra esserseli persi. «Si è lasciato incancrenire il problema per arrivare tardivamente a proporre soluzioni meramente ideologiche. Ancora una volta sta al prefetto adoperarsi per dirimere una questione che il Comune di Milano non ha fatto che ingarbugliare. Da parte sua Albertini si è lavato le mani di una questione che intanto rimane aperta». Aperta, certo, ma con la palla in mano a famiglie e direzione scolastica, ribattono a Palazzo Marino, a cui spetta decidere la formula migliore. Formula che non può essere la parificata, come sta avvenendo per l’istituto ebraico Merkos: in primo luogo, perché sarebbe una soluzione solo per chi inizia la prima elementare e non per i 500 che in via Quaranta ci sono già; in secondo luogo, perché, come spiega il vice sindaco Riccardo De Corato, «tra la comunità ebraica e lo Stato italiano c’è un accordo, che ancora manca con la comunità islamica».