I bambini sulle strisce bloccano traffico e Comune

Manifestazione spontanea di protesta in via Caffaro contro le nuove zone blu: residenti identificati dai vigili

Luciano Gandini

Primi effetti collaterali delle «zone blu». La rivoluzione della sosta nel centro città che, secondo il Comune di Genova, dovrebbe risolvere tutti i problemi di posteggio sta mietendo le prime vittime. La nuova tracciatura, in corso nei quartieri interessati dal provvedimento Carignano, Castelletto e Foce, è arrivata fino in via Caffaro, una strada che accoglie normalmente centinaia di auto di tutti i residenti della strada, di tutte le salite collaterali e di molti abitanti del centro storico. La nuova segnaletica era stata preavvisata con una lettera affissa nei portoni e firmata dall’assessore al traffico Arcangelo Merella e dal presidente della circoscrizione Giuliano Bellezza. Ma nessuno si sarebbe aspettato quello che poi è successo: decine di posti auto in meno e un curioso zig zag a cui sono costretti tutti coloro che decidono di transitare nella via. Ed ecco che il mugugno si fa sentire, la protesta passa di bocca in bocca e, soprattutto, di portone in portone. Sopra la lettera dell’assessore qualcuno dà appuntamento ai residenti con una scritta in pennarello, ovviamente blu. Alla cosa non viene data importanza. Ma quelle scritte hanno raccolto oltre sessanta persone che con striscioni e figli al seguito hanno bloccato l’accesso in via Caffaro.
Vigili e polizia accorrono in massa. Nel frattempo si raccolgono firme per protestare contro un provvedimento che i cittadini giudicano ingiusto e penalizzante: «posteggi non belinate» è lo striscione che riassume con efficacia il pensiero della gente. I cittadini vengono invitati a sciogliere la manifestazione. In tanti si chiedono perché dal Comune, regolarmente invitato ad un confronto, non si sia fatto vedere nessuno e abbia mandato solo «quattro vigili». La decisione dei partecipanti alla manifestazione è quella di spostarsi nell’attraversamento pedonale a metà della strada. Tutti cominciano freneticamente ad attraversare la strada sulle strisce. Qualche bambino si diverte. Il traffico è di nuovo bloccato. Il tempo che la polizia salga e ricominciano i problemi con le forze dell’ordine. Gli agenti procedono all’identificazione di tutti i manifestanti. Decine di carte d’identità e di patenti vengono raccolte con solerzia dai poliziotti. Qualcuno è perplesso: «Non facciamo niente di male», «non si può nemmeno protestare», «è a noi che sono stati tolti dei diritti». Qualcun altro chiede cosa succede. Uno degli agenti in borghese, il più cortese, spiega ai cittadini che sono costretti a fare rapporto. Un rapporto che se non sarà seguito da una denuncia da parte dell’autorità giudiziaria non procurerà problemi a nessuno e se dovesse succedere qualcosa, questa avrà solo la natura di una sanzione amministrativa.
Un altro agente spiega quali sono le procedure che si devono adottare per fare una manifestazione autorizzata. C’è chi prende scrupolosamente nota. In fondo, persone normali con tanto di figli e passeggini al seguito non possono conoscere le leggi in materia. L’agente consiglia loro anche di avvertire i giornali. Ma la gente queste malizie non le conosce. La raccolta firme ha superato quota cento. E la prossima manifestazione, promettono, non sarà di sabato alle 11 di mattina, ma un giorno feriale alle 19, col traffico che è già di per sé bloccato, così da far sentire la propria protesta il più forte possibile. Sempre che ottengano l’autorizzazione. «Chissà se in via Bertani gli hanno controllato i documenti», si chiede un medico. Già, chissà.