I banchieri e quella tentazione tutta «politica»

Per la futura presidenza Abi si delinea un profilo «di peso». I nomi di Salvatori, Abete e Mazzotta

Il loro compito è quello di avviare le consultazioni con i banchieri dell’associazione per essere pronti, entro il mese di aprile, a presentare le proprie conclusioni al comitato. Il quale, esaminata la candidatura dei saggi, la conferma o ne presenta un’altra al nuovo consiglio, composto da 90 membri nominati dall’assemblea di luglio. Il consiglio appena eletto, nella sua prima riunione nomina il presidente.
Se quindi è ancora presto per parlarne, non è prematuro pensare che i banchieri stiano pensando a un profilo più politico del passato: a una presidenza che non rimanga confinata alle rappresentanze istituzionali, ma che abbia il mandato per osare di più. In sintesi si potrebbe definire questa come la strada «confindustriale» dell’Abi, per il parallelo con il peso politico attribuito al vertice dell’associazione degli industriali. In questo senso il prossimo inquilino di Palazzo Altieri potrebbe essere il «Montezemolo» delle banche. E da quella posizione potrebbe anche riaprire un capitolo che fino ad ora è rimasto chiuso o quasi: quello della confluenza dei banchieri proprio nelle file della Confindustria. A condizioni tutte da stabilire. Di certo il quadro di «sistema» è quanto mai fertile per portare le banche a una svolta di questo tipo: il prossimo presidente dell’Abi sarà anche il primo, dopo 14 anni, a non avere più Antonio Fazio in Bankitalia. Il primo ad avere l’opportunità di ricostruire il rapporto di forza tra le istanze delle banche e le istituzioni. Non a caso, nell’ultimo vertice Abi di mercoledì, le prese di posizione di alcuni sulle nuove regole per l’elezione del governatore sono apparse già come segnali di un nuovo corso.
Le personalità adatte a un tale profilo di presidente non mancano. E alcune di loro già sembrano muoversi in questa direzione. Carlo Salvatori, vicepresidente del nuovo gruppo Unicredito, è stato tra queli che più si è esposto sul fronte del ddl sul risparmio. Né deve stupire che un altro candidato sia Luigi Abete, uno che di Confindustria se ne intende, essendone stato il presidente. Roberto Mazzotta, numero uno della Popolare di Milano, è un altro nome ideale, uno dei banchieri che meglio conosce il linguaggio della politica.
Ma nome e cognome dipenderanno anche dalla scelta della rappresentanza più idonea per una presidenza politica: toccherà a una grande banca, a una piccola privata o a una popolare? Il dibattito è aperto.
Marcello Zacché