«Per i banchieri re Mida è finita un’era, ora le regole»

L’era dei banchieri «re Mida» - che tutto hanno cercato di trasformare in oro, tanto da morirne - è finita, ed è giunto il momento delle nuove regole, di nuovi standard globali per l’economia e per la finanza. Giulio Tremonti ospita a Roma, a villa Madama, giuristi e politici, da Guido Calabresi a Guido Rossi, dal senatore americano Gary Hart ad Enrico Letta, per discutere insieme del nuovo modello di regole condivise che dovrebbe evitare il ripetersi di crisi come l’attuale. «Crisi che continua - osserva il ministro dell’Economia - anche se probabilmente è stata evitata la fase dell’Apocalisse».
«I banchieri e la finanza negli ultimi anni hanno esagerato, facendo come re Mida - spiega Tremonti - ed hanno potuto perchè non c’erano regole». Da qui la necessità di entrare nel nuovo secolo con regole diverse da quelle del vecchio secolo. «È un processo complesso, difficile, appena incominciato», precisa ancora il ministro, ma già sul tavolo del G8 all’Aquila arriverà un primo documento che riassumerà i risultati di questo lavoro avviato dalla presidenza italiana. «Stiamo lavorando su dodici punti», aggiunge il ministro, senza addentrarsi nei particolari. Il lavoro sui dodici punti è quello che la presidenza italiana del G8 sta portando avanti insieme con l’Ocse (all’incontro romano ha partecipato anche il segretario generale dell’Organizzazione, Angel Gurria), da tempo impegnato alla definizione dei nuovi standard globali. «Al G20 di Londra - spiega Gurria - i leader hanno riconosciuto gli sforzi del G8 al fine di preparare un set di principi comuni e di standard sull’integrità e la trasparenza dell’attività finanziaria internazionale. E questo significa preparare global standard per il XXI secolo».
Il lavoro sarà non breve, e non facile. Una prima bozza arriverà all’Aquila, dopo la discussione dei ministri finanziari del G8 a metà giugno a Lecce, poi ancora al G20 di settembre. È l’inizio di un processo. «Abbiamo pensato che l’idea fosse buona, e che fosse il momento giusto per presentarla, poi dobbiamo “venderla”, farla accettare e non è cosa facile», concede il ministro dell’Economia. Standard globali significa rinunciare agli standard nazionali, significa fare un passo indietro. Sarà difficile, soprattutto per l’America. «Ma il voto per questa nuova amministrazione - dice Calabresi, professore emerito alla scuola di legge di Yale e magistrato negli Usa - modifica il modello americano verso una partecipazione più grande e più dolce nel mondo in generale».