«I banditi hanno sparato per ucciderci»

«Appena ci hanno visti sono scesi con i fucili e hanno fatto fuoco ad altezza uomo»

Michele Perla

Sta meglio Giuseppe Portolesi, il maresciallo di 28 anni ferito nel conflitto a fuoco di venerdì sera a Zibido: lunedì i medici dovranno estrargli il proiettile dal piede. Dal letto dell’ospedale Humanitas di Rozzano, adesso Portolesi racconta: «Appena ci hanno visto sono scesi imbracciando i kalashnikov e si sono messi a sparare da una distanza di 7-8 metri ad altezza d'uomo. Non ci sono dubbi sulla loro volontà di uccidere per riuscire a fuggire. In quei momenti non si pensa a niente, è come in un film dove devi cercare di sopraffare chi ti sta sparando addosso».
Intanto sono proseguite anche ieri, con l’ausilio di un elicottero dei carabinieri, le ricerche del secondo bandito che è riuscito a fuggire a bordo di un’Alfa Romeo rubata a un automobilista di passaggio. L’altro malvivente catturato si trova invece ricoverato in prognosi riservata all'ospedale San Paolo di Milano. Dei cinque colpi che lo hanno centrato - esplosi da Portolesi - due lo hanno immobilizzato: il primo gli ha perforato lo zigomo prima di uscire dall'altra guancia e l’altro, entrato dall'inguine gli è uscito dalla spalla. Ciò nonostante non sarebbe in pericolo di vita.
Si chiama Sandro Narciso, un nomade sinti di 48 anni nato a Torino ma domiciliato nel campo milanese di Muggiano. «È un criminale esperto che ha sempre agito senza scrupoli sin da quando aveva 20 anni», hanno spiegato i carabinieri. Tentato omicidio, porto abusivo d'armi, rapine, violenze carnali, sono soltanto alcuni dei suoi numerosi precedenti penali. Piantonato in ospedale è in attesa di essere interrogato dal magistrato.
Ieri mattina sono stati forniti i dettagli relativi alla sparatoria. Tutto inizia poco dopo le 18,15 quando viene segnalata una Bmw station wagon sospetta con due persone a bordo; la targa appartiene però ad una Hiunday rubata a Lentate sul Seveso, qualche mese prima. Scatta l’allarme e pochi minuti dopo l’auto viene intercettata, sulla provinciale 139 alla periferia di Zibido San Giacomo, dalla Gazzella della Radiomobile di Abbiategrasso sulla quale viaggiano il maresciallo Giuseppe Portolesi di 28 anni e il brigadiere Enrico Dolci, di 56. Cercano di fermare la Bmw ma gli occupanti imbracciano i kalashnikov e sparano per uccidere. Il conflitto a fuoco è violento e dura alcuni terribili minuti.
Alla fine si contano tre feriti: il maresciallo colpito a un piede, un passante centrato di striscio alla schiena da un proiettile di fucile mitragliatore (già dimesso dal San Paolo), e uno dei banditi. Forse anche il complice, che si sospetta possa essere il figlio del Narciso, rimane colpito a una gamba, ma riesce a scappare.
Nel bagaglio della Bmw un inquietante arsenale: oltre ai fucili mitragliatori i carabinieri trovano 3 pistole, una quantità impressionante di munizioni, passamontagna, attrezzi per lo scasso e due palette, una della polizia di Stato e una della polizia municipale di Paderno Dugnano, che si presume dovessero servire per assaltare qualche furgone portavalori. Secondo gli inquirenti, i due nomadi probabilmente dovevano incontrarsi con altri complici per mettere insieme un commando pronto a tutto. «Narciso aveva assunto cocaina – hanno sottolineato gli investigatori -. Questo spiega anche l'efferatezza con cui ha agito, sparando da pochi metri contro militari e normali passanti».

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