"Via i banditi ma non per aiutare Veltroni"

Roma - Senatore Ferdinando Rossi, voterà il decreto sulla sicurezza?
«Non lo so. Lo voglio vedere bene. Per il momento ci sono cose che non mi convincono».

Cosa non la convince?
«Be’, tanto per dirne una: mi sembra un pannicello caldo. Un modo di fare la faccia feroce per una contingenza politica».

Cosa intende per contingenza politica?
«A Roma è stato commesso un delitto orrendo. Ma quelli commessi nelle ville del Nord non è che fossero da meno. Per questo parlo di contingenza politica».

Vuole dire che se il governo ha fatto un decreto sicurezza è solo perché il sindaco di Roma si chiama Walter Veltroni che, per coincidenza, è anche il leader del Partito democratico?
«Esattamente».

Indipendentemente da questa coincidenza, ritiene che il ricorso al decreto sia giusto?
«Certo che è giusto. Semmai è tardivo. E ripeto. Possibile che solo oggi ci si renda conto che abbiamo un’emergenza sicurezza? Possibile che solo oggi si scopra che nelle vicinanze dei campi rom aumentano furti e rapine? Possibile che nessuno abbia pensato a fermare o limitare la creazione di campi rom nei centri delle città? E guardi che il problema non è mica solo a Roma. E ancora. Possibile che solo oggi si capisca che esiste un’emergenza legata all’allargamento delle frontiere? E gli stupri commessi in altre zone della Penisola non sono altrettanto gravi?».

Cioè, anche lei è d’accordo con chi chiede l’espulsione per i cittadini comunitari che non hanno regolare posto di lavoro?
«Un attimo. È legittimo che un immigrato non abbia lavoro appena arrivato in Italia. Non è legittimo che lo cerchi per quattro anni. Se vive in Italia senza lavoro è perché o ruba o fa altre attività non legali. E in Italia si devono rispettare le leggi italiane. Un furto è un furto anche se lo fa un rom. Eppoi, quali sono i rom? Ci sono quelli europei, quelli romeni, quelli italiani... Eppoi, mi dà un po’ fastidio che l’emergenza sicurezza venga scoperta solo oggi».

Vale a dire?
«Fino a ieri tanti amministratori locali dicevano che non c’erano problemi di integrazione e di sicurezza con gli immigrati e con i campi rom. Oggi, invece, sono tutti preoccupati e fanno buttare giù le baracche lungo il Tevere. Ma quelle baracche non stanno lì da una settimana. Sono mesi, anni, che migliaia di persone vivono così. E questi se ne accorgono solo adesso».

Per uscire dall’equivoco, ce l’ha sempre con Veltroni?
«Esatto. I problemi come quelli della sicurezza non si risolvono da soli mettendo la testa sotto la sabbia. I problemi esistono e vanno risolti. Sarebbe stato meglio che questi problemi fossero stati affrontati prima, magari coinvolgendo i responsabili delle comunità interessate, e non sulla scia dell’emozione; o della contingenza politica».

E il decreto?
«La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. E ora rischiamo una crisi diplomatica con la Romania per la fretta».