I «baroni» stiano tranquilli: nel mirino c’è solo la Moratti

Università statale di via Festa del perdono occupata. L’università milanese numero uno: più antica, più affollata, più ricca di facoltà. In verità è un’occupazione anomala. Non solo perché avviata in concomitanza del primo lungo ponte dell’anno accademico, quando cioè generalmente i giovani pensano soprattutto ad evadere dalla città. Ma soprattutto anomalo perché il portavoce dei promotori, annunciando l’agitazione, si è affrettato a precisare ai microfoni delle tv: «Non occupiamo contro i docenti». Ma davvero questi occupanti non hanno nulla da dire contro chi spesso gestisce un sistema di istruzione nella più completa autonomia, discrezionalità, opportunismo, mancanza di ogni più elementare controllo sull’efficacia e l’efficienza del loro operato? Non a caso i professori dell’ateneo vengono generalmente definiti baroni. Con gli studenti costretti spesso a subire. Chi frequenta le aule di via Festa del perdono potrebbe raccogliere un’antologia di episodi e casi al limite dell’assurdo. Un esempio clamoroso: certi esami. Svolti non tanto per accertare la preparazione reale dei candidati, ma per operare discutibile selezione. Fatti realmente accaduti. Tanto che in un caso alcuni assistenti di una vicina università si sono finti allievi per sottoporsi a certe prove. Anche loro bocciati. Loro che, nell’università insegnano. Una vicenda talmente clamorosa che le stesse autorità accademiche sono intervenute per bloccare il docente responsabile di questa assurda modalità di verifica. Ma come? Il docente continua a restare al suo posto, a far lezione, a mandare agli esami migliaia di allievi. Per ora però gli hanno tolto il potere di interrogare: lo fanno al suo posto i suoi collaboratori, ma tutto continua come prima. E che cosa potrebbe cambiare se il barone resta al suo posto con il potere che nessuno può contrastare, e tanto meno chi a lui deve ogni possibilità di far carriera indipendentemente dalla preparazione e dai meriti? Perché – altro paradosso della situazione – la carriera dei docenti universitari continua a restare esclusiva prerogativa dei baroni che, ancor peggio che nei confronti degli studenti, bocciano e promuovono solo chi vogliono. Con tale protervia che nemmeno i tribunali ordinari a cui qualcuno ha fatto ricorso per far valere i propri meriti riescono a far giustizia. Non che non ci siano anche in via Festa del perdono docenti bravi e coscienziosi; ci sono, e sono tanti. Ma non sono certo quelli che contano e che sempre più devono lottare con un sistema che per primi non possono approvare. Finché ce la fanno. Altrimenti se ne vanno. Come è successo qualche anno fa a Fulvio Scaparro, non certo docente di ispirazione morattiana, che ha preferito rinunciare al suo incarico dicendo senza mezzi termini: «Non mi interessa lavorare in un esamificio». Occupare contro chi allora? Contro Letizia Moratti che ha detto apertamente che questo stato di cose è uno degli obiettivi da sanare?