I Baustelle suonano un Amen a tutta crudezza

Lui è uno di quelli che Milano la conosce bene, anche se ci vive da solo sette anni. «Giro moltissimo in bicicletta, in metro, col tram e anche in macchina. Sono curioso per natura, osservo tutto quello che succede tanto che volevo fare il cronista di nera, descrivere le persone e soprattutto le situazioni». E quell'approccio un po' giornalistico in effetti si sente. Nell'ultimo album dei Baustelle, dal titolo Amen, la città è raccontata in tutto il suo realismo e in tutta la sua crudezza: un microcosmo di speranze e disperazioni, di ribellioni, capitolazioni, lotte tra poveri e derive interiori. Lo specchio, dice Francesco Bianconi (frontman del gruppo toscano, composto anche da Rachele Bastreghi e Claudio Brasini), di «una realtà storica orrenda, di un vivere che è negativo a livello ontologico ma che, nonostante ciò, tende ancora verso l'alto, verso un altro mondo possibile».
A lanciare il disco fu il singolo Charlie fa surf, canzone ispirata da una installazione di Maurizio Cattelan nella quale un bambino è inchiodato con le matite al banco di scuola. E che nella trasposizione è diventata una storia di ribellione adolescenziale contro istituzioni, scuola, famiglia e religione cattolica.
Ma non è l'unica storia di disagio. In Antropophagus per esempio, il quadro surreale è quello del piazzale della stazione Centrale di Milano dove gli extracomunitari sono accampati, disperati e felici. Festeggiano, brindano a birra e tavernello come fossero a un matrimonio e finiscono poi, quasi come una tribù di cannibali, per mangiarsi l'un l'altro per sopravvivere. In Dark room invece, la protagonista è una trentenne disperata che si infila in una discoteca alla ricerca di sesso.
Rolling Stone
oggi, ore 22
ingresso 15 euro
Telefono 02.733172