«I benefici della ex Cirielli valgono per tutti»

da Roma

La cosiddetta ex Cirielli, la legge che ha limitato i benefici per i recidivi e tagliato i termini di prescrizione per gli incensurati, è in parte illegittima. La decisione è stata presa dalla Corte costituzionale riunita in camera di consiglio, su un esposto presentato dal Tribunale di Bari e dal magistrato di sorveglianza di Livorno.
I giudici della Consulta hanno bocciato nello specifico l’articolo 7 della ex Cirielli, nella parte in cui non prevede che il beneficio del permesso premio possa essere concesso ai condannati recidivi che prima del dicembre 2005 - quando è entrata in vigore la nuova e più rigorosa legge - abbiano già maturato i requisiti (un grado di rieducazione adeguato) per ottenere il beneficio richiesto. Si tratta della prima decisione della Consulta sulla ex Cirielli: i giudici non avrebbero trovato l'intesa su un secondo ricorso, relativo a un altro punto della legge, facendo pertanto slittare la causa, fissata a nuovo ruolo, forse dopo la pausa estiva. Questa parte riguarda la questione più spinosa, vale a dire la legittimità dell’articolo 10 del provvedimento, nella parte in cui subordina la riduzione dei termini di prescrizione per gli incensurati alla condizione della mancata apertura del dibattimento nei processi penali pendenti al momento dell’entrata in vigore della nuova legge. Si tratta della norma transitoria che fu introdotta in extremis, con un emendamento dell’Udc, sulla scia delle polemiche sollevate da più parti per una legge che era stata ribattezzata «salva Previti». In questo modo, invece, al parlamentare di Forza Italia è stato impossibile avvalersi della legge in Cassazione: la Suprema Corte lo ha condannato in via definitiva a 6 anni per la vicenda Imi-Sir.
I giudici della Consulta hanno invece discusso e deciso la questione relativa ai benefici penitenziari che la ex Cirielli ha limitato per i recidivi. La Consulta, in base all’articolo 27 della Costituzione (le pene devono tendere alla rieducazione del condannato) avrebbe ritenuto illegittime le norme più restrittive nei confronti dei condannati recidivi che prima dell’entrata in vigore della ex Cirielli hanno raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio richiesto.
La questione era stata sollevata dal magistrato di sorveglianza di Livorno, chiamato a pronunciarsi su un permesso premio chiesto da una persona condannata a 12 anni di carcere per spaccio di stupefacenti con l’aggravante dell’ingente quantitativo. L’uomo aveva ottenuto valutazioni molto positive sul suo percorso penitenziario. Aveva espiato la metà della pena (vale a dire il limite sufficiente per ottenere il permesso premio in base alla vecchia legge Gozzini), ma non ancora i due terzi, limite, questo, previsto invece dal nuovo provvedimento.