Dopo i bengala nell’euroderby, domani la prima delle quattro giornate senza pubblico inflitte dall’Uefa. Pronto un maxi-schermo in piazzale Axum Inter a porte chiuse, la penitenza degli ultrà I tifosi: «Paghiamo per colpa di pochi». Ma tra gli irridu

Gian Piero Scevola

Il silenzio e lo sgomento. Domani sera la zona di San Siro, là dove svetta lo stadio Meazza, pomposamente definito la «Scala del calcio», vivrà una serata da non dimenticare. Frutto di un’altra notte, da mettere nel dimenticatoio però, quella del 12 aprile quando la furia degli ultrà si abbatté sull’incolpevole Dida, reo solo di stare tra i pali del Milan che stava eliminando i nerazzurri nel ritorno dei quarti di Champions league. Da allora la ferita non si è ancora rimarginata e i quattro turni a porte chiusi inflitti dalla Disciplinare Uefa all’Inter sono lì in bella evidenza a marchiare il cammino di una società che non merita certi tifosi o presunti tali.
Domani quindi va in scena la prima serata di penitenza contro gli ucraini dello Shakhtar Donetsk, già battuti 2-0 nell’andata. «Una serata dove noi tifosi veri pagheremo la follia di altri che si proclamano “tifosi da sempre” e dove saremo costretti a starcene in poltrona nel salotto a vedere la partita in tv», afferma Enrico Bertolino, il comico che ha il nerazzurro nel cuore. «È una situazione indefinibile, direi kafkiana», precisa Sandro Mazzola. «In campo si rischia di perdere la concentrazione e allora consiglio ai giocatori interisti di comportarsi come se ad osservarli fossero in centomila. Concentrazione e determinazione, queste le armi per andare avanti in Champions». Parola di campione, ma intanto i tifosi, quelli veri o presunti, si stanno attrezzando per poter comunque seguire la partita. In tanti, ovviamente, davanti alla tv, ma altrettanti cercheranno comunque di essere vicini alla squadra, all’interno e all’esterno del Meazza. Entrare sarà quasi impossibile, anche se qualche ultrà ha deciso di provarci, magari di notte, nascondendosi per poi gustarsi la partita da qualche angoletto nascosto. I più invece, dopo aver scortato sabato sera in autostrada con una lunga colonna di macchine imbandierate il pullman della squadra che tornava vittoriosa da Torino, hanno deciso di accontentarsi del maxischermo che verrà messo in prossimità dello stadio, per consentire ai tifosi di essere quanto più possibile vicini alla loro squadra nonostante la squalifica. L’Uefa vigila e ha comunque dato l’autorizzazione, a patto che la distanza di sicurezza venga rispettata. L’area individuata, antistante lo stadio ma al di fuori di tutta quella zona che per regolamento rientra nell’area sportiva che dovrà restare interdetta ai tifosi, è quella dei parcheggi dei pullman della tifoseria ospite in piazza Axum. L’accesso alla zona, ovviamente gratuito, è consentito sia da via Federico che da piazzale Axum. Zona con ampi spazi aperti e tali da permettere una consistente convergenza di tifosi, visto che ne sono previsti più di diecimila.
Così come sarà impossibile esporre gli striscioni all’interno dello stadio, squalifica è e tale deve restare. Ecco perché il Meazza apparirà nudo come mai nel passato, anche se la presenza di forza pubblica sarà nutrita più del solito. Paura no, ma sotto sotto il timore che qualcuno compia una bravata c’è. «Certo che ci rode starcene fuori dalla nostra curva», afferma un capo ultrà nerazzurro (rigorosamente vietato fare il nome). «Stiamo pensando a un’azione dimostrativa per far sentire alla squadra il nostro sostegno e, soprattutto, per far capire ai soloni dell’Uefa che la parte vera del tifo siamo noi».
«Non sappiamo se ridere o piangere», affermano invece Giacomo e Giovanni, componenti del trio comico che vede invece Aldo ridersela di gusto per le preoccupazioni dei due amici. «Non poter vedere quattro partite di coppa al Meazza è un castigo troppo grande. Vorrà dire che ci travestiremo da barellieri per riuscire ad entrare». «Vorrei tanto esserci, mi spiace ancora di più non esserci», il laconico commento di Paolo Bonolis. Avanti allora con la prima notte (delle quattro previste) più strana dell’anno, notte comunque che nessuno, ma proprio nessuno avrebbe voluto vivere in questo modo.