I benzinai revocano lo sciopero di 4 giorni

Al tavolo delle trattative, oltre ai gestori e a Bersani, anche le Regioni e le compagnie

da Milano

Benzinai, sciopero sospeso. I sindacati di categoria Fegica-Cisl, Faib-Aisa e Figisc-Anisa hanno annunciato lo stop della serrata di quattro giorni in programma dal 27 febbraio al 2 marzo prossimi per protestare contro la liberalizzazione della vendita dei carburanti. La decisione è giunta al termine di un incontro tra le rappresentanze di categoria dei gestori e il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. «Abbiamo raggiunto un accordo con il governo per aprire un tavolo in cui esamineremo eventuali modifiche al pacchetto sulle liberalizzazioni», ha spiegato Franco Bertini, presidente nazionale della Faib (Federazione autonoma italiana benzinai). Il primo incontro dovrebbe tenersi nella sede del ministero diretto da Bersani, il 27 febbraio.
«Al tavolo ci saranno anche le compagnie petrolifere e le Regioni, a cui compete applicare le norme della liberalizzazione: un pacchetto su cui il governo, pur aperto al confronto, rimane fermissimo - ha spiegato Umberto Carpi, consigliere del ministro Bersani per le questioni petrolifere -: il testo, però, può essere affiancato da ulteriori proposte e a questo serve il confronto delle diverse posizioni. Il governo intende presentare al Parlamento soluzioni che vadano in avanti, nate dal lavoro comune». Restano però le preoccupazioni, già più volte espresse, dei benzinai circa gli effetti negativi delle misure contenute nel provvedimento, che a giudizio dei gestori apre una corsia preferenziale alla crescita della grande distribuzione. Il disegno di legge sulla liberalizzazione della vendita dei carburanti, già approvato dal consiglio dei ministri, è attualmente all’esame del Parlamento.
Secondo il segretario generale della Fegica-Cisl, Roberto Di Vincenzo, «la favola» dei gestori contrari agli interessi dei consumatori sarà smentita dal tavolo di lavoro. Del resto, «i prezzi non dipendono dai distributori, se non in minima parte».
«Noi non temiamo la concorrenza - ha concluso Di Vincenzo - il problema è quello di definire regole uguali per tutti».