I benzinai in rivolta pronti alla serrata E a Torino gioielliere uccide il rapinatore

Non vogliono più essere i bancomat della microcriminalità. Non vogliono più essere costretti a rischiare la vita per difendere i loro incassi che li trasformano in bersagli per banditi da strapazzo in cerca di colpi facili.
La morte di Mario Cuomo, il sessantaduenne ucciso a sangue freddo da due rapinatori nella sua stazione di servizio a Cerenova, sul litorale a nord di Roma, rilancia il tema della sicurezza dei benzinai. E la risposta individuale non esiste: reagire, come dimostra il caso di Cerenova, è infatti spesso la strada più breve per trasformare una rapina in omicidio. Per sollecitare soluzioni i benzinai minacciano una serrata. «Siamo pronti a indire uno sciopero per rivendicare il nostro diritto a lavorare in sicurezza», assicura il presidente della Figisc (Federazione italiana gestori impianti stradali carburante) di Roma e provincia, Maurizio Micheli, secondo il quale «la cosa che ferisce di più è che il gestore è morto per difendere un incasso la maggior parte del quale va allo Stato e alle compagnie petrolifere». Che devono quindi «farsi carico del problema dotando gli impianti di sistema di sicurezza come telecamere e box blindati». «Non si può perdere la vita per pochi centesimi al litro che si guadagnano», conferma Franco Iorio, presidente regionale del Lazio e vicepresidente della Faib, l’associazione di categoria della Confesercenti. «Occorre -dice Iorio- che lo Stato, che incassa il 55 per cento del prezzo dei carburanti tra accise e Iva, si faccia carico dei costi delle carte di debito e di credito affinché i consumatori utilizzino sempre di più questi strumenti per pagare».
E la polemica sulla violenza nelle città e le paure dei commercianti si riaccende a Torino: ieri un gioielliere ha reagito uccidendo un rapinatore in negozio che brandiva un’arma giocattolo. Il complice è stato catturato dai carabineri.