I Bertinotti boys: così vigiliamo sul programma

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Noi da sempre siamo contrari alla previdenza integrativa e abbiamo voluto rimarcarlo». È stato il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, a prendere le difese del suo collega di partito e ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che nella riunione dell’esecutivo di ieri ha bocciato il decreto sul Tfr.
Giordano ha utilizzato le stesse parole con le quali da settimane la sinistra radicale «bombarda» ogni iniziativa volta ad aprire la cosiddetta «fase 2». Il provvedimento sul Tfr, ha detto, «non fa parte del programma di governo». Si tratta della stessa argomentazione con la quale il leader del Prc ha stoppato tanto la riforma delle pensioni quanto un’accelerazione sul versante liberalizzazioni. «Le modalità di un confronto - ha aggiunto - andavano definite con un accordo preventivo nella coalizione». In merito allo strappo sul Mose, invece, Giordano è stato ancor più esplicito. «Abbiamo votato contro insieme ai Verdi - ha spiegato - perché siamo contrari a quella grande opera a cui è contraria anche l’amministrazione locale».
Il succo della questione, in fondo, è proprio questo: Rifondazione sta cercando di consolidarsi come guida del blocco antagonista e di governo del quale fanno parte anche Verdi e Pdci. «Propongo di costruire un asse privilegiato per evitare condizionamenti possibili sul programma di governo», ha sottolineato il segretario del Prc rivolgendosi al leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. Un movimento che non è sfuggito al leader dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto. «Mi attengo scrupolosamente a quello che c’è scritto sul programma dell’Unione, non quello dei comunisti com’è ovvio, cioè quello sottoscritto da tutti», ha ribattuto al ministro Ferrero. Ovviamente, anche al Pdci interessa non perdere la propria base elettorale e, come ha ricordato Diliberto, «a gennaio si inizierà a parlare delle pensioni e sul programma non c’è scritto da nessuna parte che si deve aumentare l’età pensionabile».
«È un caso specifico, non ci sarà la crisi di governo», ha minimizzato il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena, riecheggiando le parole del ministro Ferrero. «Vogliamo che la maggioranza resti legata al programma, ma non ci saranno le dimissioni del ministro», ha puntualizzato. Potrebbe essere l’ennesima puntata della solita telenovela se non ci fosse la necessità di presidiare il proprio retroterra. «Si tratta di una valutazione grave e sbagliata del governo», ha commentato il deputato Prc Paolo Cacciari a proposito dell’ok al Mose aggiungendo che «servirebbe una svolta e compito di Rifondazione è quello di incalzare i ministeri». Forse perché, come ha detto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, «la difficoltà maggiore del centrosinistra è la mancanza di visione politica». Ma Prodi, Rutelli e Fassino a far la parte dei miopi di sicuro non ci stanno.