Per i bielorussi Maria si è inventata tutto

È ancora scaricabarile su chi ha ordinato il rimpatrio immediato

Monica Bottino

da Genova

La Bielorussia si è ripresa Maria, ma forse la bambina potrà tornare in Italia come figlia adottiva dei Giusto. Oppure no. A tre giorni dal blitz con il quale la piccola bielorussa è stata rimpatriata con un volo speciale per Minsk - dopo essere stata prelevata in piena notte dall’istituto di Quinto dove si trovava e senza poter salutare quelli che considera i genitori - le contraddizioni tra le dichiarazioni ufficiali delle autorità bielorusse, non fanno ben sperare sul mantenimento delle promesse. Ma il caso presenta anche lati oscuri sul fronte delle autorità italiane.
Adozione sì o no?
Ore 11 in Italia, 13 a Minsk: il ministro bielorusso dell’Educazione, Aleksandr Radkov ai giornalisti che lo attendono all’uscita del parlamento di Minsk, dice che «i coniugi Giusto possono ancora adottare la piccola Maria. Ne facciano richiesta e noi la esamineremo in base alla legge».
Non c’è neanche il tempo da parte degli avvocati dei Giusto di ringraziare la Bielorussia «per la disponibilità dimostrata e la nuova apertura» che il ministro è subito contraddetto, in Italia, dall’avvocato Diego Perugini, legale dell’ambasciata della Repubblica di Belarus. «Il ministro parlava in retrospettiva: voleva dire che se i Giusto avessero presentato formale domanda di adozione, strada peraltro semplificata dai rapporti privilegiati esistenti tra Italia e Repubblica di Belarus, adesso la loro pratica sarebbe già a iter avanzato. Ciò non toglie che se adesso la domanda sarà presentata questa sarà valutata dalle competenti autorità. Non si può adesso escludere alcuna possibilità, ma dobbiamo restare nel rispetto della legge». Saltano sulla sedia i Giusto. «Ma come? Noi la domanda l’abbiamo presentata nel 2003, la pratica è rimasta ferma a Minsk insieme a tutte le altre». I coniugi di Cogoleto avevano infatti ottenuto dal Tribunale per i minori italiano l’idoneità alle adozioni internazionali. I documenti erano stati trasmessi in Bielorussia tramite l’associazione che si occupa dei viaggi dei bimbi di Chernobyl in Italia.
Le menzogne
Adesso che la bambina è rientrata in Bielorussia è chiaro che a Vilejka nessuno pagherà per le violenze su Maria. Il governo di Lukashenko lo aveva già dichiarato più di una volta: «Quando è partita da Minsk la bimba stava benissimo era gioiosa e i medici bielorussi non hanno riscontrato alcuna violenza su di lei», facendo addirittura balenare il sospetto che qualcosa di brutto potesse esserle successo in Italia. Il direttore dell’orfanotrofio di Vilejka, tutore della bambina e ancora saldamente al suo posto, ha dichiarato che la piccola e i Giusto «si sono inventati tutto». Il ministro Radkov ha detto che Vilejka «non è risultato nei termini negativi descritti dai coniugi Giusto». A nessuno sembra interessare la mole di perizie degli specialisti del Gaslini e dei periti dello stesso tribunale di Genova che affermano l’esatto contrario. Va ricordato, inoltre, che le denunce presentate ai tribunali italiani in merito ad abusi da parte di ragazzi grandi sui piccoli di Vilejka erano inizialmente tre. Gli altri due bimbi sono stati rimpatriati senza clamore, e uno si trova adesso nell’istituto Casa del bambino dove è stata portata Maria.
Chi ha ordinato il blitz?
Se lo chiedono in tanti in questi giorni. Il modo con il quale la bimba è stata rimpatriata ha fatto indignare molti. «Il Tribunale dei minori non ha diretto né dato ordine ai carabinieri di prelevare Maria e di accompagnarla all’aeroporto dove venerdì sera è partita per Minsk». Precisano i giudici del Tribunale dei minori, Giampiero Cavatorta e Giuliana Tondina. «Il mio incarico - ha sottolineato Cavatorta - è stato solo quello di tutelare la riservatezza e la sicurezza di Maria nella struttura di Quinto e di autorizzare le due nonne e anche l’ambasciatore bielorusso Aleksej Skripko, a visitarla». Invece, l’ambasciatore conferma - e la notizia rimbalza sull’agenzia di stampa Belta - che è stato il tribunale dei minori, in una riunione di venerdì pomeriggio, a chiedere alle autorità bielorusse di portare via «subito» la bambina «perché nell’istituto di Quinto non avrebbe potuto avere le necessarie cure». Per una decisione così delicata viene da pensare che a dare l’ordine sia stato il presidente del Tribunale dei minori in persona, il giudice Adriano Sansa. Ma da casa i familiari negano: il magistrato è in malattia a causa di un incidente stradale. Non restano che i carabinieri. Il colonnello Andrea Guglielmi, comandante territoriale dell’Arma è chiarissimo: «Abbiamo concordato con il Tribunale dei minori l’assistenza alla minore, dal ritrovamento al soggiorno in istituto e nel percorso fino all’aeroporto affinché non ci fossero problemi di sicurezza, visto anche il clamore mediatico sulla vicenda». Lapidario anche il generale Alessandro Tornabene, comandante dell’Arma in Liguria: «Non agiamo d’iniziativa personale», si limita a dire, chiarendo che i militari hanno fatto il possibile per non infliggere altri traumi alla piccola.