I big dei telefoni contro Telecom: «Così si riduce la concorrenza»

Durissime le reazioni di Fastweb, Vodafone e Wind agli impegni presi dall'ex monopolista sulla rete e sull'aumento del canone. Bertoluzzo: "E' un tentativo di rimonopolizzazione"

Gli operatori concorrenti scendono in campo contro Telecom Italia alla vigilia dell'approvazione dell'aumento dell'«unbundling» (ossia di quanto pagano per transitare sulla rete dell'ex-monopolista) da parte dell'Authority per le tlc che dovrebbe essere di 0,90 euro al mese. L'occasione è una tavola rotonda tra operatori e Agcom organizzata da Business International che diventa il luogo deputato alle proteste degli operatori concorrenti.

L’amministratore delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, non ha mezze misure. Secondo il manager si tratta infatti di un tentativo di rimonopolizzazione da parte di Telecom. Ma anche Wind e Fastweb protestano. «La posizione degli operatori alternativi - affermano - è che la valutazione del canone unbundling si deve basare sui costi e non può aumentare solo perchè Telecom ha aumentato il canone retail e teme quindi il rischio della concorrenza. Non vi sono motivazioni valide per giustificare un tale aumento del 12% (con un valore pari a 0,9 euro) va confrontato con l'aumento del retail del 5%, quindi c'è un chiaro fenomeno di riduzione dei margini».

Insomma la decisione che l'Authority sta per prendere, ma anche già presa sulla separazione della rete Telecom, sono entrambe destinate a suscitare polemiche. Per quanto riguarda la separazione funzionale della rete i concorrenti hanno già fatto sapere al commissario Ue Viviane Reding le loro valutazioni sulla vicenda. Per Stefano Parisi (ad di Fastweb), Mario Rosso (Tiscali) e Romano Righetti (Wind) la separazione sarebbe «molto leggera». I gestori hanno anche riferito alla Reding che le decisioni sono state prese dall'Agcom che «senza la consultazione necessaria». Le tre società ritengono che la procedura seguita non sia stata «trasparente» perché la misura non è stata notificata a Bruxelles secondo la procedura formale.

In realtà l'adeguamento dell'unbundling chiesto da Telecom è molto maggiore di quello che pare oggi l'Agcom sia intenzionata a concedere. L'ex-monopolista infatti aveva chiesto un aumento di 1,75 euro da aggiungere ai 7,64 euro attuali. La questione è comunque legata ai canoni retail pagati dagli utenti di Telecom che da febbraio subiranno un aumento pari a 1,26 euro al mese. La differenza tra canoni retail e unbundling rappresenta un margine di guadagno per gli operatori alternativi che viene chiamato price squeeze o prezzo pro competitivo. Secondo il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò questo differenziale tra canone residenziale e quello all'ingrosso sarebbe di 4,5 euro.

Secondo Telecom però il margine è più alto essendo di 4,5 euro rispetto alle linee residenziali ma di 14,86 euro su quelle affari e quindi la media ponderata porta il margine a quota 6,16 euro. Una cifra questa che pone l'Italia al secondo posto per spazio competitivo dopo la sola Olanda. Intanto ieri Il Tar del Lazio ha bocciato il rimborso per Telecom del canone di concessione di oltre 520 milioni per il 1998. La società inoltrerà ricorso al Consiglio di Stato.