Tra i big si salvano Azimut e Mediolanum

Il mese di maggio è stato particolarmente difficile per tutte le società di gestione del risparmio (Sgr) italiane. Ma, in particolar modo, per quelle di emanazione bancaria più esposte ai disinvestimenti emotivi dei fondisti quando i mercati finanziari tendono al brutto. Se poi si considera che al tracollo dell'ultimo mese delle Borse, che ha spinto molti risparmiatori a liquidare le posizioni dei fondi azionari e bilanciati, si aggiunge il cattivo stato di salute del mercato obbligazionario che si trascina da mesi, si può capire l'entità dell'impatto agli sportelli.
Così se il gruppo Sanpaolo Imi (meno 1.137 milioni di raccolta netta mensile) vanta la ben poco invidiabile maglia nera mensile, non sono certo da meno il gruppo Credit Agricole Banca Intesa (meno 671 milioni), il gruppo Capitalia (meno 617 milioni), Pioneer Unicredit (meno 582 milioni), Bnl (meno 382 milioni), Arca (meno 339 milioni), Banco popolare Novara e Verona (meno 334 milioni), Popolare Milano (meno 313 milioni) e Deutsche bank (meno 287 milioni). Risultati negativi, compresi tra i meno 100 e i meno 250 milioni, pure per altri gruppi bancari quali Antonveneta Abn Amro bank, Credito emiliano, Banca Lombarda, Popolare italiana e Iccrea.
Che si sia trattato di un mese davvero difficile lo dimostrano pure i dati negativi di raccolta relativi a molte sgr indipendenti: Anima (meno 78 milioni), Vegagest (meno 44 milioni), Banca Intermobiliare (meno 39 milioni), Nextam partners (meno 7 milioni), Banca Leonardo (meno 3,4 milioni) e Gruppo Pfm (meno 2,6 milioni). Qualche altra Sgr indipendente, tuttavia, è riuscita a registrare un saldo positivo mensile di raccolta. È il caso di Kairos partners (90 milioni), Ersel (62 milioni), Consultinvest (7 milioni), Banca Profilo (5 milioni), Hedge invest (49 milioni), Banca Esperia (18 milioni): queste ultime due grazie alla loro specializzazione nei fondi hedge. Tra gli altri pochi superstiti del mese, si segnalano Banca Mediolanum (115 milioni), Banca Generali (125 milioni) e Azimut (57 milioni) e, soprattutto, grandi case d'investimento estere: JPMorgan asset management (324 milioni), Ubs (92 milioni) e Credit Suisse (66 milioni).