I big della sinistra tradiscono la Liguria per i salotti televisivi

Quando un salotto televisivo conta più di un comizio elettorale. Bei tempi quelli di «Vota Antonio», quando la politica si faceva in piazza, distribuendo volantini e affiggendo manifesti ma soprattutto parlando con la gente a tu per tu. Adesso la televisione la fa da padrona, tanto da fare disertare dagli appuntamenti già fissati e pubblicizzati i leader di partito che, sulla carta, dicono di amare il territorio, ma se arriva l’occasione di mettersi in mostra davanti a telecamere nazionali, non si ricordano più dei candidati locali e delle ribalte da piazza o teatro.
In Liguria hanno già pagato lo scotto i sostenitori di Antonio Di Pietro e Oliviero Diliberto. Il primo lunedì aveva un fitto programma su e giù per la Liguria. Dalle web cam di Marylin Fusco ai pranzi nel savonese, tra una stretta di mano a Sarzana ed un panino a Tribogna, fino all’incontro a Sanremo con il candidato sindaco del centrosinistra Claudio Borea. Il tanto vituperato Bruno Vespa, quello che i sostenitori di Tonino chiamano «il servo di Berlusconi», fa uno squillo al leader dell’Italia dei Valori che non ci pensa due volte. Prende l’aereo e scappa verso Roma a registrare «Porta a porta», facendo lui la figura dello schiavo... di Bruno Vespa. E il povero Borea deve addirittura accontentarsi della verve di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dei «Tonino boys». Mica è andata meglio alla lista Comunista e ai sostenitori della falce e martello. Giovedì scorso la sala del teatro della Gioventù era intonacata di rosso, e l’«Internazionale» pronto a suonare. Doveva arrivare Oliviero Diliberto per mettersi in mezzo alla sua gente e spiegare perché, nella diaspora della sinistra, quelli da votare rimangono loro e non i vendoliani e neppure quelli del partito comunista dei lavoratori. Domande senza risposte per gli appassionati genovesi della falce e martello, visto che alla stessa ora Diliberto era negli studi di Rai Due ad «Anno Zero». E pazienza se i compagni lo aspettavano in via Cesarea. Cilecca al debutto l’ha fatta anche Sergione Cofferati che avrebbe dovuto aprire la sua campagna elettorale a Genova durante un convegno al museo di Sant’Agostino moderato dal sindaco Marta Vincenzi. Tutti al loro posto ma il «Coffe» si è presentato. Smania da leader?